

Adoro sempre recensire band del nostro amato e sottovalutato underground italiano, in questo caso sto ascoltando il nuovo album degli Infernal Angels, e sono stato subito colpito da un sound potente tipico del Death Metal ed un riffing Black Metal... Dunque un genere difficile da intraprendere senza rischiare di cadere nel ripetitivo e gli Infernal Angels ci riescono benissimo. Un drumming potente ma mai ostentato, riff semplici nelle portanti ma azzeccatissimi nel concept e una voce buona direi, con un bel growl non troppo forzato. Andiamo subito alla prima song: "1349" un intro che fa presagire cosa ci aspetta... Peste... Ora seconda song ma prima strumentale"PESTILENTIA" pezzo tirato, il blast la fa da padrone, il tutto condito da un riffing veloce con un gran mid-tempos in doppia. Si passa così alla terza song "BLOOD IS LIFE" con un inizio a mio avviso di matrice Death Attitude e un cambio con il solito blast, perfetto nel concept del disco. Ora quarto pezzo "IN THE DARKNES" ben cadenzato, con una buona doppia e un riffing che esalta un buon cantato growl. Quinta song "DOMINA NIGRA" si ritorna a fare male, blast che rafforza il consolidato tiro dell'album (ci grava parecchio ahhaahhah); Sesta song "CARPATHIANS" le chitarre tipicamente black svedese (molto molto godute) rendono un phatos blasfemo al pezzo. Settimo sigillo dell' album "COLD FOG CROWN" mid tempos con chitarre graffianti, ma allo stesso tempo a scandire un’ ottima melodia dinamica, il tutto unito da una buona doppia e una voce sempre growl che non stanca. Ottava song "THORNS CROWN" si ritorna su riff black metaled a blastare, buoni i ponti con chitarra a sostenere il pezzo. Ultima song "A NIGHT OF THE UNHOLY SOUL" riffing serrato perfettamente in linea con il full.
Gli Infernal Angels con “PESTILENTIA” confermano di essere una realtà in crescita, con un buon Black /Death suonato onestamente. L’ album si lascia ascoltare e per questo motivo lo consiglio agli amanti di Belphegor ed affini. horns up!! \m/
Tracklist:
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1349
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Pestilentia
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Blood is Life
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In the Darkness
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Domina Nigra
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Carpathians
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Cold fog rises
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Thorns crown
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A night of unholy soul
By Jack
Voto: 75/100

Sesto album per questa band, da un sound tra un Black Metal di matrice norvegese e un Depressive, direi un buon connubio per un sound a volte ripetitivo – nel contesto dell'album ci sta – ma con un feeling oscuro, specialmente quando, nella parte centrale, l’aggiunta di voce pulita fa risaltare una ricercata oscurità. Non essendo un disco veloce, i Lilyum si buttano sul pathos delle atmosfere arrivando in certi casi ad essere un po’ nello stile Depressive. Di certo non si percepiscono suoni innovativi ma un disco tradizionale Black Metal, a noi piace la tradizione! Iniziamo con la prima song: un intro che preannuncia le atmosfere cupe presenti in questo disco, per poi trovare tutta l'inquietudine dell’ inverno anche se con pezzi molto simili fra loro (forse una loro intenzione). Dal primo pezzo "Mother Of Flies" si nota una buona voce che va a condire un album molto tetro. Nel terzo brano stessa formula mid tempos la fa da padrone, la quale descrive un ottobre nero che si trascinerà per gli altri due pezzi. L’ascolto vede parti in voce pulita che continua imperterrita a rendere più cupo il tutto. Secondo il sottoscritto un album tuttavia onestissimo di Black Metal, non veloce, con qualche imperfezione (che ci sta!!) con qualche assaggio di Depressive. Tutto sommato quindi un ottimo concept su cui lavorare, a mio avviso nonostante ci sia un po’ di ripetitività , le atmosfere lo rendono un bel lavoro, premettendo che l'underground italiano non ha nulla e poi nulla da invidiare ad altre scene, c’è sempre da migliorarsi ma i Lilyum con questo progetto sono sulla strada (dell'autunno) giusta!
Tracklist:
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Intro - October's Call
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Mother Of Flies
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Justice Palace
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In Too Blue
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Nothing
By Jack
VOTO: 60/100

AVE metalmaniacs, con questa recensione di questo italico gruppo Black Metal posso confermare che la scena c’è ed è sempre molto valida!. Mi fa piacere sia per le band che per gli ascoltatori in quanto i gruppi italiani ci sono e non hanno nulla da invidiare ad altri. Passiamo agli HYLING: nati nel 2000 dopo molteplici cambi di line – up, arrivano a questo full “Decimate the Human Race" è il terzo album della Black Metal band veronese e il primo concept, basato sul contrasto vita/morte, concept a mio avviso molto valido ed ascoltabile.
Ma veniamo subito alla prima song “MOON” intro (che sarà un marchio per le canzoni di questo disco): entriamo in un Black veloce, riffing graffiante e un drumming ben composto, un pezzo con molto phatos (come tutto l’album ). Seconda traccia “LOST EQUILIBRIUM”, inizia con un mid -tempos molto ben composto, il quale conferisce a tutto il pezzo un ottimo filing. Terza canzone “DECIMATE THE HUMAN RACE” pezzo molto aggressivo condito a mio parere da un ottimo riffing, tra i miei preferiti del full!! Arriviamo al quarto brano “DROPS OF FEAR” che ci coinvolge in un Black Metal furioso, con dei mid -tempos a rafforzare la struttura del pezzo. Ora “INSIDE THE CAGE” concept come in tutte le song, anche questo tra i più belli del full, con un riffing che esalta un ottima voce. Sesta song “END OF IMMAGINATION” , partenza veloce con intermezzi da pathos, molto ben eseguiti e studiati. Poi arriviamo a “QUIET WATERS” pezzo lento con chitarra acustica che si inserisce perfettamente nel concept dell'album (per amanti dei primi Satyricon) ed infine abbiamo “DUST” traccia sperimentale e scandita da una voce ben impostata.
Che dire i Veronesi HYLING con questo full-lenght a mio avviso si sono superati, un concept ben studiato e suonato che colpisce subito dal primo ascolto. Da avere assolutamente a mio parere !!!
Tracklist:
1. MOON
2. LOST EQUILIBRIUM
3. DECIMATE THE HUMAN RACE
4. DROPS OF FEAR
5. INSIDE THE CAGE
6. END OF IMMAGINATION
7. QUIET WATERS
8. DUST
By Jack
Voto: 90/100

Quando la natura e due generi estremi del metal, quali Black Metal e Dark Ambient si fondono.. per far nascere “Arpitanian Lands”. Un full-lenght dedicato ai paesaggi che Madre Natura ci regala e le sensazioni che l’uomo ne coglie esprimendole con assoli di batteria incessanti, chitarre distorte, urla rabbiose con intermezzi di voci soavi femminili. Gli Enisum, formati nel 2006 nella Val di Susa (Torino), si presentano così: Lys (Chitarra-Voce), Leyhir (Basso) e Ephelin (Voce Femminile) e Dead Soul (batteria). Il 15 Novembre 2015 hanno rilasciato il loro ultimo lavoro “Arpitanian Lands” sotto la label Dusktone. I temi che la band tratta sono: paesaggi alpini e la natura, difatti l’intero album consacra la sublime bellezza dei paesaggi della loro terra natia.
Una delle cose che colpisce di più sono i riverberi che si ascoltano per buona parte del full, i quali danno la sensazione di solitudine e rievocano la maestosità delle montagne, mentre nella parte più votata al Black che la natura viene dipinta così magica dalle intro calme e lente suonate da synth e chitarra classica. Tutto però tace e si trasforma in inferno con l’entrata di chitarre elettriche incessanti, rulli di batterie pesanti e urla growl e scream , come nella track intro “Arpitanian Lands” e “Alpine Peaks”, “Chiusella’s Waters”, “Mountain Spirit”, “Rociamlon”. La divisione della produzione in parti più forti e altre meno aggressive evidenzia meglio i due generi che il gruppo occupa, facendo meditare l’ascoltatore con parti cantate dalla voce femminile accompagnate da giri di chitarra classica, tendendo molto all’Atmospheric.. Per poi “rompere” la quiete con improvvise grida e assoli di batteria che quasi vogliono riprendere l’attenzione dell’ascoltatore. Le track “Fauna’s souls”, “The place where you died”, “Desperate Souls”, “Sunset on my path” sanno descrivere al meglio tutto ciò. Tuttavia ci sono delle pecche che ho riscontrato durante l’ascolto dell’intero album: growl e scream forse un po’ monotononi che vengono inseriti nelle stesse parti di quasi tutte le track, rendendo il tutto un po’ ripetitivo, nonostante fossero partiti molto bene, ma consiglio vivamente di ascoltarle, in quanto racchiudono al meglio il concept dell’intero full-lenght, in particolar modo “Alpine Peaks”, “Chiusella’s Waters”, “Rociamlon” e “Sunset on my path”.
Bel disco a mio avviso, lo consiglio soprattutto a chi come me ama la natura e ha la fortuna di vivere circondata da stupendi paesaggi montanari e selvaggi che la nostra terra ci sa dare e che dovremmo imparare di piu’ ad apprezzare, come in fondo fanno gli Enisum attraverso una ‘summa’ e aggiungendo gli ingredienti più importanti: le sensazioni e il buon Black Metal, perchè è risaputo che l’uomo ha un’essenziale rapporto con la essa. Altra motivazione ugualmente importante, quest’album è strettamente consigliato anche a chi si vuole avvicinare al mondo del Dark Ambient e ai neo ascoltatori! Personalmente sono contenta di aver scoperto questo bel gruppo, nonostante i mass media italiani non danno spazio a questi nuovi talenti come gli Enisum, che mi auguro di ascoltarli al più presto con un nuovo lavoro o meglio, live..UP! \m/
TRACKLIST:
1.Arpitanian lands
2.Alpine peaks
3.Chiusella’s waters
4.Mountain spirit
5.Rociamlon
6.Fauna’s souls
7.The place where you died
8.Desperate souls
9.Sunset on my path
By Mystisk Død.
VOTO: 80/100

LaCasta - Encyclia (2015)
Le caste sono il flagello sociale che pervade il mondo intero e che controlla le nostre vite! Di questo sono convinti i 4 elementi della band pugliese LaCasta ed hanno deciso di esprimerlo nella maniera più violenta e nichilista possibile. La band, nata nel 2013 nella cittadina di Monopoli, ci propone questo EP denso e oscuro che prende il nome di “Encyclia”, termine che significa “circolare” e che fa riferimento alla particolare struttura dei pezzi che lo compongono....Ma andiamo con ordine; il genere di cui stiamo parlando è un furioso Black Metal vecchio stampo unito all’hardcore più cupo, e il risultato è un accattivante susseguirsi di atmosfere cupe e avvolgenti caratterizzate da giri armonici dissonanti e da momenti di furia ciaca, in cui la band esprime tutto il suo odio e ribrezzo verso la società. A supportare l’atmosfera cupa troviamo una nutrita schiera di synths che enfatizzano gli accordi dissonanti e creano un massiccio muro di suono che ha chiaramente l’intento di annichilire l’ascoltatore.
Il primo pezzo, la intro, consiste in un vero e proprio climax che sfocia in un riff lento e oscuro che ci trasporta direttamente nella prima traccia. “No hope” si presenta in maniera piuttosto tranquilla fino ad arrivare a livelli di violenza sonora preoccupante, nonostante tutte le premesse fatte. Non riusciamo neanche a renderci conto che è finita la prima traccia che subito parte “The Reaction Will Never Come”, un altro bel mattone a base di riff tipicamente black e momenti un po’ più ragionati in cui il groove prende il sopravvento. E’ il momento di “You Are nothing”, forse la più riuscita del lotto; anche qui la ricetta non cambia molto, i nostri non sembrano voler cedere di un solo centimetro. La penultima traccia, “Rejection of life”, non delude le aspettative e si mantiene sulla stessa linea delle altre. “Goddess” l’outro dell’EP, parte con un sottofondo di synth per poi passare ad un delicato arpeggio di chitarra dai toni decadenti e tornare poi ad un lento e magnetico groove che va a chiudere il lotto.
Che altro aggiungere a tutto questo? Nonostante la band sia al suo primo lavoro è stata in grado di sfornare un EP musicalmente molto solido e privo di alti e bassi, anche se la varietà compositiva non è esattamente il suo forte. I LaCasta hanno composto un lago d’olio denso e nero del quale, dopo qualche ascolto, sarà difficile liberarsi; la produzione cupa e sporca contribuisce a valorizzare l’attitudine della band e a potenziare l’atmosfera già marcia ed invivibile. Non mi resta che augurarmi di beccarli live da qualche parte!
Tracklist:
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Intro
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No Hope
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The Reaction Will Never Come
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You Are Nothing
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Rejection of Life
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Goddess (Outro)
By Lorenzo Telve
Voto: 78/100

RECENSIONE ‘PROMO 14 DEMO’ (2014) - BUIO
“Anti- Human,Anti- Life”: Oscurità, malinconia, misantropia, magia nera, filosofia. Il Conte Morgul a.k.a. BUIO ci sa trasportare dalla realtà ad un’altra dimensione: dove i sentimenti sono più amplificati e l’immaginazione è la protagonista assoluta. BUIO è una One Man Band fondata ad Itri (LT) nel Lazio Meridionale tra il 2012 e il 2013. Tutti i release sono demo, più precisamente sono tre: DEMO I, DEMO II e PROMO ’14 (Il DEMO II è stato ristampato da una etichetta indipendente in due pubblicazioni separate, le quali: “Dimensions of spells” e “Antiche visioni”) Questo release è da considerarsi un demo o prova dell’omonimo album che verrà pubblicato prossimamente. Il full non includerà solamente i presenti brani, ma sarà formato da 11 pezzi, dei quali e’ stato eliminato il brano “The last element”, in favore di un vecchio brano scritto dal Conte Morgul anni indietro. Su alcune song sono incluse le linee vocali, mentre su altre non sono presenti, poichè il nostro Conte non le aveva ancora prodotte. Essendo una One Man Band, il Conte Morgul ricopre tutti i ruoli, incluse le registrazioni del debut album. Le tematiche che BUIO affronta e che si possono riscontrare nel Promo 14 Demo sono in particolar modo rappresentate dalla Filosofia, la riflessione sulla tensione esistenziale legata al nichilismo, l’avvertire il nulla, pessimismo, fenomenologia ed in alcuni casi, anche tematiche oniriche/immaginarie.
Alcune tracks del Promo 14 Demo: “Dark Antrum”, “A Spectral Unknown Plain”, “Incantesimo Lunare”, “Il Pianto nel vento”, “A key to the Depth” e “Un Arcana remota Ombra”, ricordano nello specifico le canzoni della One Man Band Burzum: “Ea”, “Lord of the depths”, “My journey to the stars”, “Hvis Lyset Tar Oss”, “Dunkelheit”, “A lost forgotten sad spirit,Jesus Tod” e “Det Som engang var”. Tuttavia l’intero concept del demo sembra esser ispirato ai primi lavori (e a mio parere capolavori) Dark Ambient di del celebre artista, come: Burzum (1992), Det Som engang var (1993) e Filosofem (1996). La musica di BUIO è caratterizzata da lunghi riff di chitarra nelle intro, una voce acuta e potente che racchiude tutto il dolore e che costituisce uno dei ruoli importanti nella struttura musicale del gruppo, assoli di batteria e giri di basso con l’utilizzo del synth, elemento fondamentale nel Dark Ambient. Come detto precedentemente, le track di BUIO sono un’esperienza, ancor più se ascoltate in una stanza completamente buia e silenziosa, con gli occhi chiusi preferibilmente o se avete come me la fortuna di avere vicino casa un bosco, passeggiate tra la maestosità dei alberi ascoltando queste track. Essed infatti riescono a regalare un turbinio di sensazioni come freddo, disperazione, tristezza, stupore.. Ma ci fa anche riflettere. Difatti, la filosofia è una scienza che ci pone d’avanti degli interrogativi sul nostro essere, la filosofia come specchio dell’anima, come velo che scopre la realtà.. BUIO è questo. Le mie song preferite che vi fortemente consiglio sono: “Il pianto nel vento”, “Un arcana remota ombra”, “The last element”, “A Key to the depht” e “Dark Antrum”.
In conclusione questo Demo è uscito in modo magistrale, frutto di un lungo lavoro di studio, ma soprattutto di PASSIONE.. Elemento chiave che ogni One Man Band e gruppo deve avere. L’unico suggerimento (e consiglio) che darei è di prolungare la Track “Il pianto nel vento”, inserendo linee vocali che la rendano migliore all’ascolto, ciò non toglie però che sia un bel intermezzo. “Nome Omen”, dicevano gli antichi saggi. BUIO non è solo Oscurità, ma è anche l’altra faccia della vita; forse quella più vera. Auguro al Conte Morgul di continuare su questa strada e a comporre più musica di questo genere, perchè la nostra nazione ha bisogno di musicisti talentuosi come lui, capaci di soddisfare la sete di emozioni.
“Una sensazione deve essere caduta molto in basso per accettare di trasformarsi in un’idea.”
-Emil Michel Cioran.
Tracklist:
01. Dark Antrum,
02. A spectral Unknown Plain,
03. Un Arcana Remota Ombra,
04. Incantesimo Lunare,
05. The Last Element,
06. Il Pianto Nel Vento,
07. A key to the depht.
BY: Mystisk Død
VOTO: 80/100

Ascoltare (o recensire) un album Post-Black Metal è sempre molto difficile per una serie di motivi. Anzitutto ogni band ha il suo personalissimo stile inimitabile per definizione. Se è chiaro che si può anche ascoltare un certo “manierismo” in un brano, è anche vero che non si avrà mai la sensazione di già sentito. Questo rende molto difficile approcciarsi al genere ma anche alla band stessa poiché non ci sono nemmeno standard di riferimento che possono aiutare ad una valutazione più oggettiva possibile. Ogni band o album è un aut aut in molte circostanze e ad esempio recensioni o valutazioni diametralmente opposte sono all’ordine del giorno e ciò non pare nemmeno strano. Credo che l’atteggiamento con cui bisogna approcciarsi al post-black debba essere un atteggiamento privo di pregiudizi e facendo finta di non aver mai ascoltato band dello stesso genere ma al stesso tempo avere in sé il gusto “estetico” del genere già sviluppato o, quantomeno, aver chiaro in mente i concetti espressi sopra.
Detto questo iniziamo a dire sin da subito che “Sanctuary” degli Humm è un lavoro che ho apprezzato tantissimo. Humm è un progetto italiano di Fabio Gatto che abbiamo imparato ad apprezzare nei Furor Gallico; “Sanctuary” è il secondo full-legth dopo “No Empaty Before Doomsday” del 2014. Il viaggio musicale e malato inizia sin da subito con l’intro “These Woods Are Make Believe”, lento, cupo e molto “hard rock” apre le danze proiettandoci direttamente al secondo brano dall’evocativo titolo “He Sank into the Scented Undergrowth”. La cosa che colpisce sin da subito è come la registrazione della voce sia davvero particolare in quanto allo screaming si aggiunge una voce più cupa e pulita che fa da coro. La registrazione sovrapposta delle due voci sarà presente in tutti i brani e sarà sempre piacevole. Il brano continua con un assolo e un riff gelido che non possono non catturare l’ascoltatore fino alla fine. Bellissimo. “Ashen Blaze” è il brano successivo leggermente sottotono se confrontato con quello precedente, ma comunque notevole; il ritmo è meno ossessivo del precedente ma a tratti più psichedelico e progressive rock (mia personalissima interpretazione!).
Occorre un attimo di pazienza per apprezzare il quarto “And So She Wanders”. I primi minuti sono un lento e ossessivo riff che si conclude con un urlo in screaming in un’atmosfera melliflua e cosmica così come il genere ci ha abituati; atmosfera che continua fino alla fine dell’ascolto e che non può trascinarti grazie anche al blast beat finale per poi di colpo interrompersi lasciando spazio al riff iniziale e ad un assolo conclusivo che ci porta direttamente agli anni 60 e 70 del rock psichedelico. E poi pensi “è già finito?” ma è il brano più lungo del full-length arrivano a dieci minuti complessivi. Ma la poesia continua con il sognante “A Graveyard for Stars” accompagnato per tutta la durata (ben nove minuti) da suoni non distorti e da voci pulite e tastiere. “Engraved Stones” si apre con lo stesso intro di “And So She Wanders” ma di qualche tono più basso e più cupo, atmosfera cupa che manterrà per tutta la durata, nonostante la doppia cassa e chitarre elettriche molto dure. Però qui è colpa mia: non sono appassionato del metal strumentale, non riesco ad avere una giusta visione del brano. Ma fortunatamente il ritmo è ripreso dall’ottimo“Weeping Hermione”, il titolo più duro e black di tutto il full-length che esplode all’improvviso lasciandoci comunque in atmosfere malate e cupe che l’album bene ci ha abituati a vivere. A chiudere il sipario ci pensa la meravigliosa “Birds of Prey”, un viaggio dell’Io alla scoperta dell’inconscio. Un brano riflessivo e trascinante dal primo all’ultimo minuto, sicuramente il più “maturo” dell’album. Anche qui i suoni ci portano indietro negli anni e nel rock psichedelico e progressive che sembrano essere fonte di ispirazione per Fabio Gatto (aggiungo io: anche per il genere). Un brano che mi riporta in mente immagini dei film claustrofobici di fantascienza degli anni ’70 a quelle atmosfere vuote e senza via di fuga e a viverle quasi come stati ipnagogici. Quasi del tutto strumentale se non per pochi minuti di canto che totalmente sconfessano ciò che scrissi poche righe fa sui brani strumentali e sull’apparente noia che mi trasmettevano.
Progetto che consiglio vivamente di seguire e con estrema curiosità e interesse. Promosso a pieni voti almeno per me visto che attualmente “Sanctuary” ha prepotentemente occupato tutto il mio ascolto musicale giornaliero.
Tracklist:
01. These Woods Are Make Believe
02. He Sank into the Scented Undergrowth
03. Ashen Blaze
04. And So She Wanders
05. A Graveyard for Stars
06. Engraved Stones
07. Weeping Hermione
08. Birds of Prey
Daniele
Voto: 90/100

