

Molti gruppi che intraprendono la tortuosa strada verso la gloria musicale sfornando pezzi propri hanno incominciato a muovere i primi passi calcando vari palcoscenici andando a riproporre cover dei mostri scari del Metal. Questo è anche il caso degli Hand Of God, band che prende vita nel 2008 nascendo dalle ceneri degli Apples Thief, cover band che aveva nel suo repertorio pezzi di Iron Maiden, Dio, Metallica e Black Sabbath su tutti. L’idea di partire ad incidere tracce proprie accumunò tutti gli ex membri della Aplles Thief, e così nel 2010 incisero la prima demo, che conteneva tre tracce. Successivamente ci furono svariati cambiamenti nella line up della band stessa, arrivando così alla formazione che ha inciso nel Febbraio 2015 l’Ep “Time To Die” con, in ordine di arrivo nella band, Nello “Ned” Sica (chitarra solista), Francesco Saragozza (voce e chitarra ritmica), Simone Checconi (batteria) e Gabriele Catasca (basso). Visto le basi musicali a cui si ispira la band non ci si poteva altro che aspettare un lavoro impregnato di suoni old school, prettamente di matrice Thrash, andando a riproporre un suono duro ed asciutto, senza troppi fronzoli ed arzigogoli. L’idea del gruppo è quella di riportare in auge le sonorità a cui tanto sono affezionati, quelle delle band storiche da cui hanno preso spunto come Slayer e Metallica, e proprio di questi gruppi si sente molto l’influenza sia nei testi che nell’approccio musicale.
Con la prima traccia si evidenziano immediatamente i propositi sopra citati, infatti “Your Death Is My Glory” rispecchia attentamente i canoni imposti dal Thrash Metal anni ’80, è palpabile fin dalle prime note la matrice dei Metallica, la si ode alla perfezione nel modo di suonare, la partenza lenta e mastodontica cambia improvvisamente quando la band attacca con un controtempo micidiale lo spartito musicale. La voce non è da meno, aggressiva e con degli alti vocali “scartavetrati”, forse è il punto meno brillante della song, ma si amalgama alla perfezione con l’ambientazione ruvida e “sporca”. Si prosegue con “Need To Kill”, dove la band decide di dare un accelerata poderosa all’Ep, le sei corde imbastiscono una struttura più veloce e ritmata, con la chitarra solista che da qualche tocco in più risaltando sugli altri strumenti, soprattutto nel suo assolo che risulta la parte forse più piacevole di questa traccia, ancora una volta la voce non brilla particolarmente, probabilmente le tonalità alte non sono il punto di forza del vocalist, che comunque cerca di sforzarsi e stare dietro al ritmo impresso dai compari. “Sexually Insane” è la terza track, anche qui il seme dei Metallica è sbocciato alla grande, l’intro con la risata malefica il ritmo veloce che subisce improvvise cambi di velocità, ci sono tutti i presupposti per essere rispediti nei gloriosi anni ’80. La particolarità della song è la decisione di buttare dentro una parte cantata in growl, che conferisce una piccola parte oscura al brano. Anche in questa song è ottimo l’assolo di chitarra, la sei corde riesce a dare brillantezza con la sua performance. “Feel Pain” segue il sentiero tracciato dalle due precedenti tracce, e la band quindi prosegue imperterrita in un mood aggressivo e veloce, con la voce che sputa rabbia, più che una parte cantata essa sembra urlata, quasi violentata, bramosa di gridare il proprio risentimento verso la società, che è poi in fondo lo scopo principe del Tharash. Nuovamente una buona parte strumentale, e nuovamente un assolo di chitarra degno di nota caratterizzano la song. La chiusura è affidata a “Where Is Your God Now?”, ormai l’intento arrivati alla fine di questo Ep è ben chiaro a tutti, struttura veloce e grezza, pronta ad assalire l’ascoltatore, a immobilizzarlo con attenzione, e con la voce pronta ad urlare a squarciagola il sentimento di rabbia che cova nel profondo dell’anima. E’ interessante lo start e stop che la band propone al termine del ritornello, che poi è il titolo della song, conferendo alla traccia un punto di ripartenza continua che porterà ad un headbanging sicuro!
Tirando le somme su questo lavoro cosa si può dire? Essenzialmente lo stile proposto dalla band non presenta delle novità assolute, va a rimarcare un sound old school che per gli amanti del genere può strappare ancora qualche sorriso nostalgico. Se la parte strumentale risulta comunque buona, soprattutto con le iniezioni adrenaliniche della chitarra solista, forse la voce pecca un po’ di personalità, certo è vero che il modo di impostarla è nel pieno standard del Thrash, ma a mio modo di vedere le manca quel mordente necessario a catturare appieno l’ascoltatore. L’idea di base è buona, con qualche miglioria questo gruppo potrà dire la sua, aspettiamo e vediamo cosa ci riserverà il futuro.
Tracklist:
1- Your Death Is My Glory
2- Need To Kill
3- Sexually Insane
4- Feel Pain
5- Where Is Your God Now?
Voto: 65/100
By Paso

Reduci da “Tears on the Face of God”, che rappresenta per gli Eversin il secondo capitolo della loro carriera musicale, ecco che il gruppo originario di Agrigento offre al pubblico “Trinity: The Annihilation”, un concentrato di violenza e aggressività sonora che si allontana sempre più dalle ambientazioni Power e Prog che avevano caratterizzato i primi passi della band, per fare dell’Old-Thrash Metal la colonna portante di questo full-lenght, che quindi si fa largo attraverso groove pesanti e acustiche sempre più estreme che culminano nell’opera più travolgente di questa band siciliana. L’album parte subito spedito con “Flagellum Dei”, un brano altalenante che si fa spazio tra accelerazioni che spingono lo spettatore al mosh pit più estremo a tempi più lenti e cadenzati sempre su uno sfondo rabbioso e combattivo, tipico di atmosfere guerrigliere.
Con il motore già caldo il gruppo propone “Fire Walk With Me”, brano che segue di certo i binari del buon Thrash dalle tendenze slayerane, il che fa presagire ad un sound di vecchio stampo, che troverà in James Rivera (Helstar) un prezioso aiutante, che in qualità di prima guest star di questo album, andrà ad affiancare in maniera sublime la voce di Angelo Ferrante, già sufficiente di per sé a rendere ”Fire Walk With Me” un grande pezzo di questa band sicula. A seguire “Chaosborn”, a mio avviso uno dei pezzi migliori di quest’ultimo album, brano di un’imponenza inaudita, riff duri come la roccia saettano in mezzo allo spartito musicale, talmente duri e crudi da non poter essere scalfiti per nulla al Mondo, caratterizzato da poche ma intense parole quasi volte a formare un grido di battaglia, (Chaosborn, from chaos… Chaosborn, from fire… born in pain.).
Non da meno è il brano “We Will Prevail”, che si fà sicuramente notare grazie anche all’intervento di Alvelais ( Testament, Forbidden), che in qualità di secondo ospite della band, irrompe con un assolo degno del suo calibro, e che da alla traccia un tocco di magia in più, il tutto allestito da una base ritmata semplice ma efficacemente potente. Siamo circa a metà del nostro viaggio , quando gli Eversin propongono “Crown Of Nails”, brano dalle sonorità pur sempre Thrash ma con accenti più moderni, il tutto permette di evidenziare le loro ben note capacità tecniche conseguite in anni ed anni di esperienza musicale, riuscendo a miscelare l’old school con le tendenze che oggi si stanno sviluppando nel panorama musicale. Elevate prestazioni tecniche si notano anche in “Beneath An Atomic Sun” e “Litanies Of War”, tracce nelle quali le sei corde riescono a risultare sempre incalzanti e precise, capaci di scatenare l’inferno nelle nostre orecchie, facendo divampare con sempre maggior ardore dentro di noi il fuoco del Thrash metal puro e crudo. In questi brani quindi si ritorna ad atmosfere puramente Old Thrash rispetto a “Crown Of Nails”. Ritmiche più marcate e chiare, groove rudi ma che riescono a dare sempre più, maggiore intensità ad entrambe i brani, soprattutto in “Litanies Of War” altro pezzo che ho molto gradito, per via della capacità della band di riuscire ad imbastire delle sonorità sfavillanti e sgargianti, riuscendo a coinvolgere l’ascoltatore in un trip musicale fatto di pura eccellenza. A chiudere l’opera ci pensa “Trinity”, che in sé racchiude tutto lo spirito di “Trinity: The Annihilation”, dove il Trash Metal scorre come un fiume in piena, pronto a sfondare gli argini più resistenti ed inondarci con le sue poderose acque piene di ira e rabbia. Una vera e propria carica esplosiva, un condensamento di potenti riff che sfociano in un finale degno di questo album .
Gli Eversin, con questo full-length, si son dati veramente da fare, nessuna pecca dal punto di vista tecnico, un sound decisamente accattivante che sa immergere l’ascoltatore in un clima apocalittico, ampliato da tematiche oscure e spaventose. Sebbene non faccia del suo punto di forza l’originalità, “Trinity: The Annihilation”, offre un sound crudo che ci riporta ai tempi d’oro del vero Thrash, senza particolari manierismi, un disco da prendere in seria considerazione per gli amanti del genere.
Tracklist:
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Flagellum Dei
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Fire Walk With Me (feat. James Rivera)
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Chaosborn
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We Will Prevail (feat. Glen Alvelais)
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Crown Of Nails
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Beneath An Atomic Sun
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Litanies Of War
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Trinity
By Leo
Voto: 80/100

Grind Zero, band Death/Thrash Metal nostrana di origine Milanese, attiva dal 2011 e con un full lenght molto interessante: Mass Distraction (2014). Dal primo ascolto si percepisce immediatamente il tocco Thrash anni ’80 ma più aggressivo con il sempre apprezzato Death Old School, sapientemente miscelati tra loro per ottenere un risultato davvero considerevole, specialmente se a ciò aggiungiamo un growl che sembra voler tirar fuori con forza anche ciò che apparentemente sarebbe impossibile esprimere. Sound sempre al massimo della qualità, chiaro e abbastanza pulito, con atmosfere massicce, violente e, perché no, infernali oserei dire. Il tutto servito su un piatto d’ argento già dalla prima traccia “Blood Soaked Ground” ma anche in “Dislocation” , che irrompono spavalde nel silenzio non per generare rumore - cosa che purtroppo di questi tempi succede spesso - ma per creare sensazioni, emozioni forti con sonorità forti. Da un punto di vista tecnico si nota come ottimi fraseggi chitarristici sembrano seguire molto bene le sezioni ritmiche di basso e batteria con una coordinazione tale da far calzare tutto a pennello, ciò rende i brani decisamente fluidi e mai noiosi. Stessa cosa vale per le altre tracce del full lenght, dove una nota di merito bisogna assegnarla anche al cantante che spesso e volentieri riesce con maestria ad applicare delle variazioni al growl, come ad esempio in “War for War” pezzo di altissima intensità, e in “Mass Distraction” meritevole in egual misura. Inoltre è importante precisare che fino a quest’ultima traccia citata i tempi sembrano essere molto veloci, mentre da “Treacherous Betrayer” fino all’ ultimo brano, “Extra Life Disease” pare si cerchi di dare ancora più spazio alla tecnica e un po’ meno alla velocità, la quale viene espressa solo in particolari momenti della traccia stessa, senza tuttavia sfociare nella banalità o tradire l’atmosfera cupa e caotica dei pezzi precedenti. Che sia stata una scelta voluta? In ogni caso il risultato credo si possa considerare lodevole. Spesso questo sottogenere viene assoggettato a particolari giudizi, a causa del fatto che, in un epoca dove tutto ormai è stato inventato, purtroppo s’ incappa molto facilmente nella ripetizione o imitazione se vogliamo. Tuttavia non sembra questo il caso. Infine, parere mio personale, trovo assai interessante il “messaggio subliminale” presente nella copertina dell’ album, di forte impatto riflessivo più che visivo.
Tracklist:
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Blood Soaked Ground
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Dislocation
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War for War
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Mass Distraction
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Treacherous Betrayer
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The Black River
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Modern Slavery
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Fucked Up Nation
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Extra Life Disease
By Larika Fracca
Voto: 80/100

Volete rimanere a bocca aperta per ben 5 minuti mentre i vostri gatti vi guardano con occhi terrorizzati?! Bene, allora non potete che ascoltare loro, gli Ultra-Violence! Gruppo Thrash Metal piemontese di annata 2009, dopo l’EP “Wildcrash” (2012) di grande merito e il primo full lenght “Privilege to Overcome” il quale decretò il loro primo ufficiale successo, ecco che tornano più spietati di prima con il nuovo e fresco album “Deflect the Flow” (2015). Il loro stile è inconfondibilmente aggressivo e granitico, d’ispirazione Slayeriana se possiamo osare, più moderno ma che allo stesso tempo riesce a rendere giustizia piena al Thrash old school, e quest’ultimo full lenght ne è la prova schiacciante. Infatti costituisce un mix esplosivo di riff violenti e sezioni complesse di notevole merito.
Analisi track by track:
Il disco inizia con “Burning Through the Scars” di grande impatto, tecnicismi e cambi di tempo da non sottovalutare, come inizio non c’è male! Poi si passa al secondo brano “Why so Serious?” dove il sound torna un po’ agli albori del Thrash, meno aggressivo ma comunque ben studiato. Stessa cosa vale per “Gavel’s Bang”, dove la voce mostra una grande competenza nell’essere gestita e una notevole maturità nel momento stesso in cui viene espressa. Troviamo inoltre ottime qualità tecniche e compositive in “Lost in Decay”, “In the Name of Your God”, “A Second Birth”, “The Checkered Sun”, “The Way I’ll Stay” e “Fractal Dimension”. In alcune di queste (“In the Name of Your God” e “The Checkered Sun”) si nota un ritorno a riff iniziali ed esplosivi propri della band. Un occhio di riguardo va fatto per la traccia “Don’t Burn the Witch” degna cover dei Venom. Gli Ultra-Violence li definirei come un ponte tra l’antico e il nuovo Thrash, in grado di saper dare voce ad entrambi ma senza creare guazzabugli pericolosi con risultati deludenti, perciò non sorprende affatto che quest’ album sia entrato di prepotenza tra i migliori usciti nel 2015. Credo che basti a lodare il coraggio e la determinazione di questa band, il quale finora non ha fatto altro che regalarci belle e soddisfacenti emozioni. Ci auguriamo che continuino per la strada intrapresa e mentre con le orecchie ci gustiamo questo full lenght, con gli occhi rimaniamo aggiornati sul loro da farsi. Buon ascolto e complimenti al gruppo!
Tracklist:
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Burning Through the Scars
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Why so Serious?
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Gavel’s Bang
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Lost in Decay
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In the Name of Your God
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A Second Birth
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The Checkered Sun
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The Way I’ll Stay
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Fractal Dimension
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Don’t Burn the Witch
By Larika Fracca
Voto: 85/100

Possiamo dire che I Brand New Punch sono un grido di rivolta contro la societa che ci deruba. Marco Stanzione (Voce), Alfredo Tranchedone (Chitarra), Giovanni “Grey” Molle (Basso) e Gianni Marchelletta (Batteria) nel 2013 fondarono a Cassino i Brand New Punch. Dopo aver speso sei mesi a comporre musica, decisero nell’aprile 2014 di registrare il loro primo full-lenght “Invulnerable”, registrato e remixato da Stefano “Saul” Morabito nei suoi 16th Cellar Studios a Roma. Il loro genere è ben definito: Death metal, Groove metal,Thrash metal e Hardcore punk. Il full lenght è un mix di tutti questi generi. I Brand New Punch sono un gruppo che non ha peli sulla lingua e con la loro musica parlano chiaro e diretto, a suon di batteria ed intermezzi inaspettati. Il loro modo di far musica rimanda l’ascoltatore ai mitici Pantera, Fear Factory e ai vecchi Metallica, usando temi attuali come: la politica, il governo, condizione attuale dell’Italia (non delle migliori) e la rivolta del popolo, da come si può sentire nelle track: “Infiltrati”, “Stabbing the justice” e “Stay Human”.
Nel complesso tutto l’album è stato suonato con ritmi veloci che variano, riff di basso e una batteria che si riprendono nel corso delle track, spaziando tra i generi, con un growl ed intermezzi di voce chiara, il tutto supportato da cori che arricchiscono il tutto. Inoltre, si denota l’originalità della band nel mettere intro di musica latino-americana, nelle title-track “Invulnerable” clip audio e il concept, da come si può sentire nella track “Stay human”, dove una voce di un ragazzo ci spiega che l’uomo appartiene ad una sola famiglia, non importa la sua razza di appartenenza o il suo colore. I miei brani preferiti sono: “Invulnerable”, “Infiltrati”, “Same shit new punch”, “Ignorage” e “Stay human”. Consiglio in particolare di ascoltare la seconda track ‘Infiltrati’, perchè a differenza di tutte le altre è cantata sia in italiano che in inglese, in più racchiude tutto il concept del disco.
Consiglio a tutti voi lettori di ascoltare e sostenere questa nuova band che la scena italiana dell’underground metal ci ha fatto scoprire, in quanto, oltre a rifarsi a pietre miliari che hanno fatto la storia del metal, tolgono il velo del silenzio e dell’ignoranza che la società vuole a tutti i costi mettere sui nostri occhi. Chapeau per i Brand New Punch!
.. Si prospetta un buon inizio di carriera musicale! \m/
TRACKLIST:
1. INVULNERABLE,
2. INFILTRATI,
3. SAME SHIT NEW PUNCH,
4. IGNORAGE,
5. MADE OF STEELE,
6. NEW SBORNJA,
7. STABBING THE JUSTICE,
8. CRY MOTHERFUCKER!,
9. STAY HUMAN
By Mystisk Død
VOTO: 80/100

