

Mz 412: "Burning the temple of god"
Cold Meat Industry 1995
Siamo a meta’ anni ’90 dopo l’esplosione del Black metal in Norvegia in molti pensano che il genere piu violento del metal si sia espresso, questo fino a quando non arriverà una band proveniente invece dalla Svezia con influenze più varie che unirà la sperimentazione più esasperata e visionaria: l’ Harsh Industrial, con la crudeltà e freddezza del Black metal.
Dapprima si firmano come Machinezimmer poi solo MZ 412; il loro genere sarà coniato da una dicitura presente in questo stesso album e cioè: True Swedish Black Industrial.
All’ interno anche l’ affermazione scritta: “eterna è la guerra contro il falso dogma giudeo-cristiano!”
Dopo vent’anni quest’ album rappresenta ancora un punto di riferimento per chi segue il genere suonato con strumenti non convenzionali al metal.
La loro vicinanza al Black metal è rappresentata sia dall’ immagine della cover (una chiesa che viene avvolta dalle fiamme) che dalle foto della band in face painting e croci rovesciate (ovviamente) e sia dai titoli degli episodi, perchè solo cosi li si può chiamare, visto che la forma canzone canonica viene completamente snaturata.
Il rogo audio si apre con “Deklaration of holy war”, dove un misto di voci che si rincorrono da una parte all’altra segnano una sorta di rituale che viene accompagnato poco dopo da suoni ritmicamente ordinati ma disturbanti che vanno via via arricchendosi di voci black brutali fino al loop di tutto che ci guida alla prima pausa.
Riparte ricreando man mano l’atmosfera precedente dalle voci maschili e femminili ma aggiunge suoni come di esplosioni distanti e sonar effettati e risate isteriche per concludersi con dei suoni da fine apocalisse come se il male si stia diradando.
La seconda fiamma prende vita col nome di “The Winter of the mourning”, che come titolo ricorda i temi tanto cari al black ma in realtà qua si dipanano solo dei parlati e una batteria effettata che suona danze tribali post industriali mantenendo attorno un ambiente musicale sulfureo e maleodorante.
Il livello del volume di alcuni effetti si innalza con dei picchi quasi disturbanti e quando prende piede, sporca ulteriormente il sound fino a congiungersi con delle frasi che diventano delle affermazioni pacate ma minacciose allo stesso tempo.
Consumata anche questa fiamma si arriva alla song che da il titolo a tutto il full length. Qui c’è il Black metal che esplode come se fosse una sorta di demone che si agita e urla, assieme ad un riffing di chitarra molto rozzo per distruggere ogni cosa. Dopodiché, assieme alla batteria e lo scream il quale scandisce il titolo della song che è: “Feasting on Kristian blood”.
Il testo di sopracitata veemenza è presente all’interno del booklet.
Il tutto finirà con suoni di bestie che si affannano e pian piano emergono dagli inferi.
La quarta fiamma: “Taking the throne” si afferma dapprima nel primo episodio che si chiama “Storming the gates” e lo fa con una sorta di batteria in loop che viene coadiuvata da un pattern acuto, altissimo, disturbante ma ben definito, per raddoppiare poi il tempo e concludere con delle frasi sussurate e distorte, entrando direttamente nel secondo episodio “Proklamation of the new order”. Quest’ultimo sancisce una pausa con degli orizzonti densi di foschia, calmi, ambientali che ci conducono a dei synth che compongono una melodia da colonna sonora di un film horror come in un gran finale, con l’aggiunta di suoni sintetizzati del vento e altri più cari all’elettronica sperimentale, mantenendo un ambientazione più che maligna tutt’ attorno.
La quinta potenza, che è quella che da il nome anche all’album (“Burnig…gods house”) si apre con una sorta di rumorreggiare come se fosse un megafono che viene acceso e spento creando una ritmica con un sottofondo di una voce come quella di una musicassetta che si sta per rompere mentre viene sbobinata.
Subentra un altro effetto oltre a dei parlati, come se la bestia fosse soffocata nel suo esprimersi, per poi riprendere con una linea ritmica più Industrial con dei suoni che ipnotizzano in un ciclo continuo di loop fino ad avere una cadenza sempre più pulita – sopratutto nella fase ritmata – tuttavia concludendosi senza esplodere in inutili melodie.
Il sesto comandamento infiammato ha un titolo molto esplicito su ciò che vuole comunicare: “Submit and obey”.
Anche qua voci femminili, suoni che nascono e via via si amalgamano insieme andando ad abbracciare dei cori smorzati maschili, proseguendo poi con dei movimenti rarefatti di drum machine fino a delle voci come se parlassero in dei sotterranei, fino a riprendere il suono/ rumore trascinante di fondo con degli stacchi come a rimarcare il tutto.
“Nebulah frost” è un brevissimo suono acuto di 41 secondi che svanisce in fretta.
Si riprende con l’ottavo pezzo nuovamente in stile Black , un apertura di poche note d’organo e “Vampiir of the north” parte con un riff gelido, ultraveloce e malato e una batteria tra acustica e sintetizzata che lasciano una scia di morte e commenti in lontananza criptici ed inafferabili allo stesso tempo.
Il nono ed ultimo capitolo è “De ondas vandring”, un Dark Ambient, terreno su cui si muoveranno più tardi sia la band che i singoli progetti dei singoli membri della band.
Tracklist:
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Deklaration of holy war
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The Winter of the mourning
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Feasting on Kristian blood
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Taking The Throne (Act I: Storming The Gates; Act II: Proklamation Of The New Order)
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Burning... (Gods House)
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Submit And Obey
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Nebulah Frost
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Vampiir Of The North
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De Ondas Vandring
By DARKENDAWN
Voto: 100/100

Blacklodge: Machination
Season of mist 2012
Quando il Black Metal venne fuso con suoni sintetizzati era il 1996 ma come molti altri generi musicali oltre ad un precursore – che poi divenne una band di culto – la quale ne tracciò il nuovo percorso, ci fu chi ne raccolse la lezione impartita e la migliorò facendola propria. Cosi accadde per i francesi Blacklodge, affascinati dai Mysticum e dal loro essere estremi non solo a livello iconografico tipico del Black Metal ma anche inneggianti all’autodistruzione tramite esibizione di siringhe (oggetti che adornano la logo stessa) con l’ intento di promuovere il “Never stop the madness” ovvero la campagna anti-sociale, che supportava l’uso dell’eroina come elemento di estinzione umana in maniera definitiva in opposizione a quella dei gruppi Death Metal americani che ne condannava gli abusi.
Come la maggior parte delle band che suonano Black-Industrial non si può dire che anche loro siano stati prolissi nelle loro produzioni, tuttavia va ricordato quanto siano state efficaci. Quando uscì questo quarto album, fu supportato dal nuovo contratto con la Season of mist, ed era un ulteriore salto avanti per una band che si aggirava ancora nei meandri dell’underground. “Machination” possiede basi elettroniche quasi cyberpunk lanciate ad una velocità di 400 bpm accompagnati da chitarroni grezzi, un po’ darkthroniani, ma ulteriormente coadiuvati dalle lingue infuocate che escono a più riprese dalla gola del suo singer Saint Vincent, molto convincente nella sua performance (in particolare in “Trident” e “Neo.black.magic”). Nonostante le ottime impressioni che mi diede, quest’album lo trovai sempre un gradino inferiore al precedente “Solarkult” più diretto e meglio amalgamato e forse più ricco di spunti creativi e innovativi, mentre invece ciò che mancava era una produzione degna della potenza che si aveva intenzione di sviluppare e che invece con questo quarto full emerse a fatica. Le song “Neo.Black.Magic” e “Culto Al Sol” sono una sorta di sperimentazione meno caotica rispetto agli altri pezzi più Rock-Electro, secondo chi scrive, fuori tema rispetto al contesto.
“Machination” devo dire che comunque è un album da avere nella propria collezione di chi segue il genere, ha tanti punti di forza e non annoia. Spero che la band vada avanti e si evolva ulteriormente visto che son già passati 3 anni e sarebbe un peccato perdere nell’oblio un cosi talentuoso trio che può dare ancora tanto al genere.
Tracklist:
01. TridenT
02. NeutroN ShivA
03. Neo.Black.Magic
04. Industrial Temple MysticA
05. Antichrist Ex Machina
06. Order Of The Baphomet
07. Empire's Hymn
08. All Seeing Eye
09. Culto Al Sol
10. The Other Side
By DARKENDAWN
Voto: 70/100

Mysticum : " Planet Satan"
Peaceville 2014
Una delle uscite significative di questi ultimi anni è sicuramente stata “Planet Satan“ dei Mysticum una delle prime band, se non la prima, a miscelare il gelido Black Metal norvegese con sonorità industrial. L’ ultimo album, o meglio, il primo ufficiale fu “Streams of …” (1996) che diede le coordinate di un nuovo genere per poi far scomparire nel nulla i suoi fautori subito dopo che , secondo fonti certe, sarebbe dovuto uscire per l’etichetta di Euronymous, cosa che non avvenne per la sua prematura scomparsa. In questi ultimi anni tra problemi di droga e continui rimandi e impegni vari con altri progetti, il loro ritorno si è fatto attendere per quasi un decennio dal debutto ufficiale. Dopo tanta attesa alla fine sono tornati con un full che non si sposta su nuovissime linee ma sia la registrazione che la scelta dei suoni conferiscono quella brutalità e freddezza che li rende più compatti e quadrati rispetto a prima. Non è un album che inventa nulla di nuovo, intendiamoci, però in queste otto tracce c’è tutto: ironia malsana, violenza, parti di drum-machine prese dalla techno ogni tanto lanciate ad alte velocità, synth a tappeto e chitarre taglienti e zanzarose. Il cantante Prime Evil direi che sopratutto nel pezzo “Far” fa emergere tutta la velenosità delle sue parole a seguito di un intro cadenzato in stile marcia–industriale. Nel pezzo invece “The Ether” si trova tutta la disperazione nervosa fino ad un modo di acutizzare il cantato più caro al Depressive Black Metal. Nel brano “Fist of Satan” compare quel modo di cantare in stile “Proclama” che mi ha ricordato un pò i “Blood from the soul” e un pò i primi “Godflesh”, Industrial Metal band inglesi della prima era insomma. Il pezzo che chiude il full-length è quello in cui hanno dato più spazio alla sperimentazione, andando a scomodare addirittura synth quasi new wave con chitarre marcissime che si aggrovigliano assieme a beat techno pomposi esprimendo così ancora, a distanza di anni, il totale disgusto per il genere umano e il decadimento sociale ed etico.
Sperando che non passino altri dieci anni per una nuova release attendiamo nuovi brutali attacchi magari osando di più nella sperimentazione.
Tracklist:
1. L.S.D.
2. Annihilation
3. Far
4. The ether
5. Fist of Satan
6. All must end
7. Cosmic gun
8. Dissolve to impiety
By DARKENDAWN
Voto: 75/100

