top of page

40 anni di carriera e non sentirli! I Saxon dopo tanti anni riescono ancora a far parlare di sé,  gruppo pioniere della N.W.B.O.H.M. che nel corso degli anni ha saputo rinnovarsi e mutarsi in funzione del tempo. Seppur la loro carriera abbia avuto degli alti e bassi, questi ultimi in particolar modo a cavallo fra anni ’80 e ’90, sono riusciti a rialzarsi come dei guerrieri indomiti che non vogliono mollare. Il passaggio da Heavy Metal puro dei primi dischi allo stile contaminato da Hard e Power di quest’ultimo  è la testimonianza principale della strada verso il cambiamento intrapresa dalla band sul finire degli anni ’90, la scelta di stare al passo coi tempi, ed evitare di fossilizzarsi nel passato, è risultata azzeccata in tutti i sensi, perché oltre a dare nuova linfa vitale ad un gruppo che pareva lentamente sgretolarsi lo ha anche rilanciato in maniera incredibile a livello commerciale. “Battering Ram” è l’ultimo nascituro in casa Saxon, le contaminazioni Power sono accentuate come non mai, riff duri, granitici, schitarrate veloci ed imprendibili sono la base fondamentale  del full-lenght uscito nel 2015.

 

L’omonima title track rappresenta senza alcun ombra di dubbio ciò che è più caro al gruppo britannico, la divulgazione del verbo metallico, l’assoluta necessità di mettere al centro della propria vita la musica. Atmosfera infiammata fin dalle prime battute per i Saxon, che aggrediscono con violenza e rapidità il disco, dando l’impressione all’ascoltatore che il tempo speso ad ascoltare l’album sia più che meritato. L’intro di chitarra ricorda molto le sonorità Power, con questa sei corde che corre veloce sul terreno di gioco, e una voce altezzosa ed altisonante pronta ad aprire in due i timpani.

 L’album scivola via veloce verso la seconda traccia “The Devil’s Footprint”, dove un intro in forma di prosa apre le danze, atmosfere tetre e lugubri, anche perché il titolo parla chiaro. Le chitarre squarciano in due la scena facendoci destare dal torpore nel quale la voce narrante ci aveva schiaffato, altra traccia che col passare dei secondi accelera e si ingrossa come un onda pronta a schiantarsi a riva. Da applausi l’assolo della sei corde, veramente notevole!

Improvvisa frenata con “Queen Of Hearts”, una via di mezzo fra una ballad ed una canzone un po’ spinta, risulta troppo monotona, a tratti semplicistica e banale, le chitarre danzano ritmate senza mai rinvigorirsi, un giro troppo similare e ripetitivo che si trascina stancamente fino alla conclusione della song. Pare una traccia buttata là per riempire un po’ lo spazio vuoto e rimpolpare il lavoro, neanche la voce di Biff Byford, che tira fuori degli acuti per nulla male riesce ad alzarne l’asticella.

 

La paura di essere piombati in una tranquillità quasi paradossale viene immediatamente spazzato via dalla solida “Destroyer”. Song da vecchio stampo, la stella dell’Heavy Metal brilla alta e lucente e guida i Saxon in una cavalcata molto anni ’80. Poderosa, decisa, cattiva al punto giusto, pompa nuovo sangue in circolo e da’ l’impressione di risollevare le sorti dell’album. Particolarmente accattivante è il finale dove Byford sfida la parte strumentale per vedere chi arriva più in alto con le note.

 

Gli animi si stanno scaldando parecchio e i Saxon offrono un’altra traccia granitica, “Hard And Fast” rispecchia appieno il titolo che le è dato. Una mazzata in pieno stile Power, rapida ed aggressiva, inchioda l’ascoltatore dalla prima nota scaturita fino all’ultima, attacca in maniera energica e non si ferma mai. Il quintetto britannico è pronto a lanciarsi nell’ennesima battaglia della propria carriera, una cavalcata trionfale degna di nota!

Siamo giunti al giro di boa con “Eye Of The Storm”, traccia epica, decisamente dura come la roccia, impossibile da scalfire il riff iniziale di chitarra che denota subito l’andamento della song, un ritmo pachidermico che però non è ripetitivo, anzi conferisce al contesto ancor più pomposità e magnificenza, impreziosito da un altro sfavillante assolo delle sei corde che da quel pizzico di sale che non guasta mai.

 

“Stand Your Ground” non è altro che l’essenza di questo album, la ritmica della chitarra corre veloce, è quasi imprendibile, solo un inframezzo dettato da un altro ottimo assolo di chitarra coadiuvato da un synth melodico  ne riesce a spezzare l’incedere poderoso. Va detto che a parte la scelta strumentale, a livello vocale la canzone si perde un attimo, e di sicuro non riesce ad esprimersi come fatto in precedenza, tutto sommato comunque una buona traccia per il quintetto dello Yorkshire. L’album prosegue con “Top Of The World”, nonostante le ritmiche siano ancora abbastanza sostenute, ci troviamo di fronte ad un brano molto più melodico rispetto ai precedenti. Certamente questo modo di suonare riporta la mente indietro nel tempo fino agli anni ’80, quelli del puro Hard and Heavy, anche se ancora una volta la parte vocale pecca un po’, non riuscendo ad incidere in maniera importante nel contesto.

Rimaniamo sempre in zona anni ’80, Hard Rock legnoso in “To The End”, le chitarre imbastiscono un’impalcatura massiccia ma allo stesso tempo incredibilmente pesante e corposa, questo porta a trovarsi di fronte ad una song stancante, troppo pomposa e poco efficace, dubito che essa possa diventare uno dei punti di forza di questo album, troppo scontata e prevedibile.

 

Spunto di riflessione  è “Kingdom Of The Cross”: traccia molto particolare, sia per l’intento del testo, difatti i Saxon vogliono commemorare il centenario della Grande Guerra, sia per la scelta artistica con la quale vogliono farlo. Una batteria ritmata apre le danze, aspettando una voce narrante che con fare caldo inizia a recitare, e questo sarà il tema principale, è più una versione in prosa che una song vera e propria. Se gli strumenti sono sibillini e nascosti nell’ombra, è tuttavia da apprezzare il fare struggente che conferisce ancora più importanza al testo.

Si ripiomba nell’Hard & Heavy con “ Three Sheets To The Wind”, traccia conclusiva di Battering Ram, smonta un po’ l’immenso lavoro fatto nel brano precedente, facendo ricadere un po’ l’album in una sorta di banalità e ritmiche trite e ritrite, insomma questa canzone non differisce molto da riff già sentiti nel passato, probabilmente il full-lenght meritava altra conclusione.

 

Il quintetto dello Yorkshire riesce ancora dopo anni a sfornare album a ripetizione, seppur abbiano apportato dei cambiamenti sostanziali al loro stile riescono a rimanere sulla cresta dell’onda, e si sa quanto sia dura rimanere in piedi nonostante critiche e speranze dei fan. I britannici danno l’idea di un vecchio pugile ormai prossimo al ritiro, al quale i bookmakers non darebbero neanche una valutazione in caso di match, eppure esso è pronto a tirare fuori il coniglio dal cilindro e sfoderare la prestazione del secolo! Ecco Battering Ram ne è un esempio, album convincente fino alla prima metà impostato in una via di mezzo fra Power e Heavy, che purtroppo tende a scemare verso il finale, a parte un sussulto importante con Kingdom Of The Cross, traccia che merita un’attenzione particolare.

 

Tracklist:

 

  1. Battering Ram
    02. The Devil’s Footprint
    03. Queen Of Hearts
    04. Destroyer
    05. Hard And Fast
    06. Eye Of The Storm
    07. Stand Your Ground
    08. Top Of The World
    09. To The End
    10. Kingdom Of The Cross

 

By Paso

 

Voto: 70/100

La band londinese Iron Maiden e' tornata a due anni dall'uscita di "Maiden England 88" (2013), con la loro ultima opera "The Book Of Souls" (2015),rilasciata dalla label Parlophone. Questo album è a mio parere speciale perché registrato durante la battaglia del cantante Bruce Dickinson contro un presunto tumore alla lingua. Da ciò ci si poteva aspettare performance meno coinvolgenti del solito, rispetto ai precedenti album, invece Dickinson ci sorprende con la sua inconfondibile voce che alterna note alte e parti dove il tono di voce cambia e si fa più caldo,come nelle track: "Tears of a Clown", "If Eternity should fall", "The Great Unknow". Non può mancare la base ritmica e le variazioni armoniche,che a mio parere rendono uniche canzoni come"Death or Glory" e "When the River Runs Deep". In questo album la tastiera di Steve Harris gioca un ruolo importante che si abbina con le vocals epiche di Dickinson, i riff accellerati delle chitarre di Dave Murray e Janick Gers e la batteria di Nicko McBrain, ciò lo si può notare nella Title Track "The Book of Souls". Nei dischi (ovvero Cd 1 da 6 track + Cd 2 da 5 track) si notano tuttavia delle canzoni che a mio parere presentano un impatto meno coinvolgente del solito. Le più belle sono: "Tears of a Clown"(inspirata alla figura dell'attore recentemente scomparso Robin Williams) e "Man Of Sorrows", già sopracitate, aventi un suono molto più Rock che Heavy Metal, difatti evadono un po' dal genere standard dei Maiden. Altra track è " Empire Of The Clouds", dove ci si può imbattere in melodie più sinfoniche, con un pianoforte che accompagna la voce nell'intro – molto particolare perché lunga ben 18 minuti – davvero molto coinvolgente. L'unica track a mio avviso poco considerevole è "The Red and The Black", la quale si dilunga in 13 minuti di ripetuti "oh oh ", che secondo il mio modesto parere si potevano evitare. In conclusione "The Book Of Souls" è un mix di novità per quanto riguarda il sound (refrain, melodie ripetute, tastiere, pianoforte), la riaffermazione dell' inconfondibile e amato Heavy Metal che solo i Maiden sono in grado di fare. Nota non meno importante è la voce di Dickinson, sempre fedele a noi ascoltatori ma con sorprendenti e positivi cambiamenti, sfidando i timori sulla voce, fornendoci melodie grandiose e note alte, ma questa volta meno "spinte", più controllate, la quale si adattano perfettamente ai brani. Questo album si è rivelato un capolavoro, che rinforza la bravura e l’ esperienza del gruppo, attivo ormai dal lontano 1975. Infatti, il full ha visto un riconoscimento nella loro terra natia con un disco d'argento per le 60.000 e più copie vendute. Un album spettacolare a parer mio, il lavoro ben ragionato di Harris e compagnia merita certo un ascolto! Chissà se "The Book Of Souls" non sarà un apri-fila di una nuova era del gruppo-icona dell' Heavy Metal!

 

Tracklist:

CD1

  1. If Eternity should fall

  2. Speed of light

  3. The Great Unknow

  4. The Red and The Black

  5. When the River Runs Deep

  6. The Book Of Souls

 

CD 2

  1. Death Or Glory

  2.  Shadows of the Valley

  3. Tears of a Clown

  4.  The Man Of Sorrows

  5. Empire of the Clouds

 

By MYSTISK DØD

 

Voto: 90/100

Please support Oculu§ MetalluM with 

  • Facebook - White Circle
or 
Alcune recensioni della Music Reviewer Larika Fracca sono state eseguite in collaborazione con Horrorscape.jimdo.com

© 2023 by  EVENT PRODUCTIONS. Proudly created with Wix.com

  • w-facebook
  • Twitter Clean
  • w-googleplus
bottom of page