

Dal 1989 ad oggi acqua sotto i ponti per i licantropi lusitani ne è passata. Alcune volte hanno raccolto grandi consensi ovunque, altre volte invece sono stati oggetto di critica perche le loro influenze musicali prendevano il sopravvento rispetto alla matrice del loro sound. La verità, secondo chi scrive, è che è difficile dopo tanti album essere sempre iper-ispirati e creare degli album unici dalla prima all’ultima canzone. Comunque parliamo di Exticnct, album targato 2015.
Apre “Breathe”, una chitarra semplice nelle note ma che s’innesta in orchestrazioni di stampo nord europeo nel suo gothic-sound che dura giusto un attimo fino all‘ingresso delle chitarre violente nella compressione come i Moonspell ci hanno abituato nel tempo a sentire.
Insomma la chitarra è la vera protagonista oltre ovviamente alla ritmica basso batteria e voce che trascinano il pezzo facendolo passare per dei synth electro-dark un po’ scontati ma nel complesso un pezzo soddisfacente. “Extinct” , che da il nome al full-length, è un sunto di ciò che deve essere un pezzo gothic-metal; ha tutto: da un ritornello che resta subito in mente alle parti dark rock, basso batteria e voce cupa, orchestrazioni epiche a tappeto e un ottimo assolo Heavy Metal che porta ad un finale di archi, “ottima scelta” direi. Per quanto mi riguarda la pecca sta nel video che accompagna questa canzone un pò troppo “made nel cortile sotto casa”. “Medusalem” è un pezzo che ricalca più I Sisters of Mercy che I Moonspell, ”Vision Thing “ era, per intendersi; il ritornello è molto easy listening. Arriva “Domina” delicata song, passionale, melodica ma se si vuole cercare il Metal si deve attendere all’ assolo di chitarra, per il resto è una canzone semplice nell’approccio ma molto significativa nel testo che l’accompagna. “Last of us” è un pezzo dal mood dark rock più figlio degli anni ’80 con il solito spettro di Sisters of Mercy che aleggia ancora una volta. “Malignia” è un giusto compromesso di chitarre violente archi e del metal aggressivo e duro ma controllato al tempo stesso nelle ritmiche, il finale da una voce che pian piano si pulisce con un ultimo atto prima dell’apocalisse, siglano il finale il basso e la chitarra che in solitudine vanno a sfumare. “Funeral Bloom” cresce con una chitarra shoegaze e il charleston e fanno emergere i Moonspell che conosciamo tutti con una voce graffiante di Rebeiro; in alcune parti mi ha ricordato qualcosa, a livello musicale intendo, dei Fields of the Nephilim. “A dying Breed” è un pezzo tutto Moonspell, tappetti di tastiere, chitarre distorte, voci in stile growls, basso in evidenza, Gothic Metal e un finale con inserti tastieristici a chiudere . “The future is dark” sembra più un pezzo dei nostrani Klimt 1918 con un sapore ancor più malinconico, ovviamente è ben suonato ma non c’è Metal, un buon pezzo ma l’avrei lasciato suonare ad altre band. Chiude il tutto “La Baphomette” , un pezzo cantato in francese in jazzy-style , motivo più da locale fumoso che si erge accanto al Moulin Rouge che da club moderno; una miscela di cabaret di grottesco circo, dal cantato silente e graffiato ma amabile nel suo essere tetro che con un inchino porta a chiudere il sipario di quest’ opera e della nostra recensione.
Tracklist:
1. Breath (Until We Are No More)
2. Extinct
3. Medusalem
4. Domina
5. The Last Of Us
6. Malignia
7. Funeral Bloom
8. A Dying Breed
9. The Future Of The Dark
10. La Baphomette
By DARKENDAWN
Voto: 60/100

Sono passati nove anni dal primo album dei Tristania, “Widow’s Weed”. Ci troviamo nel 2007, anno in cui viene pubblicato “Illumination”, il loro quinto album. Si può avvertire un cambiamento nel gruppo rispetto ai precedenti lavori: la voce di Østen Bergøy è pulita, ed il growl risulta quasi nullo all’interno del full; inoltre anche la voce di Vibeke cambia, passando dalla lirica – quasi operistica a cui siamo abituati – ad un cantato più tradizionale. Dove quest’album eccelle è nel fondere tra di loro i vari strumenti all’interno delle tracce: il basso, la chitarra e la batteria son mescolati tra di loro creando delle atmosfere meravigliose, sognanti ma tristi al contempo stesso; purtroppo non possiamo dire lo stesso della parte vocale, almeno nella prima parte, poiché sembra quasi che Vibeke ecceda con il carico emozionale, creando così l’impressione di trovarsi innanzi ad una soundtrack di un qualche film gotico di serie B a causa dei cori fin troppo eterei. Fortunatamente, l’altra metà dell’album si riprende con un gran colpo di coda, migliorandolo nettamente.
Passiamo ora alle tracce: “Mercyside” è il primo pezzo di Illumination; nulla di eccezionale ma nemmeno da cestinare. La vera cosa che ci colpisce è l’abbandono sin da subito del canto quasi lirico di Vibeke in favore di cori eterei a supportare una voce maschile pulita. Questa situazione continua in “Sanguine Sky ed Open Ground”, e si può notare come rispetto ai precedenti album le canzoni siano più lente. Poi incontriamo “The Ravens” che inizia con una chitarra pulita, seguita dalla voce maschile di Østen anch’essa limpida, lenta, la quale rende l’idea del gothic a cui siamo abituati, supportata da Vibeke che non fa cori, bensì canta meravigliosamente. Subito dopo abbiamo “Destination Departures”, una buona canzone ancora più melodica e atmosferica, dove i cori delle prime tre canzoni riappaiono, tuttavia con un senso, trasmettendoci una profonda sensazione di tristezza e rimandando a Deadlocked di “World of Glass”. Dopo c’è “Down”, la voce maschile non è più pulita come in precedenza ed abbiamo degli echi della vecchia Vibeke. Ma giungiamo a “Fate”, uno dei capolavori di quest’album: la cosa che salta all’orecchio è la sola voce maschile senza la partecipazione di Vibeke. La canzone è lenta, triste e riesce a darci perfettamente l’idea del significato del titolo della canzone: qualcosa di ineluttabile al quale non ci si può sottrarre.
"Lotus" è un’altra grande song, dove la voce e la melodia si fondono perfettamente; tuttavia non c’è null’altro che valga la pena sottolineare in questa traccia. Segue “Sacrilege” e, a ricordare il significato religioso del termine, la canzone si apre con dei cori che ci ricordano subito una funzione religiosa; entrambe le voci lavorano in maniera eccellente assieme e ci troviamo davanti al pezzo più veloce del full che tuttavia non abbandona lo stile gothic. A chiudere vi è “Deadlands”: l’ultima traccia nella quale Vibeke canta con una voce cristallina. La sofferenza trasmessa dal testo viene evidenziata dalla melodia semplice degli strumenti, ed è una cosa ardua riuscire a trasmettere una sensazione di disperazione così profonda con una tale chiarezza, è spesso più difficile creare qualcosa di semplice ma emozionante che esibire le proprie abilità o abusare di suoni sporchi, ed in questo pezzo i Tristania ci son riusciti perfettamente.
Tracklist:
1 Mercyside
2 Sanguine Sky
3 Open Ground
4 The Ravens
5 Destination Departure
6 Down
7 Fate
8 Lotus
9 Sacrilege
10 Deadlands
By Azrael
Voto: 73/100

