

“Spirit of the Forest” è il titolo del debut album della Folk Metal band finlandese Korpiklaani, rilasciato sotto la ex label Napalm Records il 10 Novembre 2003. La storia vuole che il primo nome della band Shamaan Duo (1993-1997)-Shaman (1997-2000), si tramuti in Korpiklaani, dato che la band incomincia a scrivere testi in inglese oltre che nella loro lingua madre, ovvero il finlandese.
L’opening track “Wooden Pints” anticipa già l’atmosfera goliardica e folk tipica dello stile Korpiklaani,insieme alle track “Crowds brings the spring” e “Pellonpekko”,le quali sono caratterizzate da riff e soli di violino e shaman drum,misti a cori. A parer mio questo e’ uno dei migliori lavori di tutta la loro discografia,in quanto hanno saputo mixare sapientemente il genere folk con il duro e amato metal, arricchendolo di giri di basso, chitarra e colpi di batteria. C’è a questo punto da ricordare che dal 2003 fino ai giorni nostri abbiamo assistito a un cambio di line-up: Il bassista Arto Tissari (Corpset,Crystalic,ex-Masterstroke),il batterista Samu Ruotsallainen (ex-Barathrum,ex-Finntroll,ex-Shape of Despair,ex-Shaman),il chitarrista Monka,il percursionista Ali Maatta e il violinista,flautista Hittavainen,hanno abbandonato nel 2005 il gruppo.
Tuttavia,i temi restano invariati: Miti,Natura e..Alcool,famoso in Finlandia come la birra (e chi non può dargli torto?!).
Le track più belle secondo il mio modesto parere sono: “Pixies Dance”, “Juokse sina Humma”, “Mother Earth”, “With trees”, “Godo f Wind” e “Before the morning sun”,in quanto alcune di loro sono meno incalzanti e movimentate delle altre, più lente e coinvolgenti dove racchiudono il significato dello Spirito della Foresta,come appunto il titolo dell’album vuole svelarci,inoltre vi sono vari intermezzi strumentali e segnalo il più bello:”Pellonpekko”. Purtroppo ho potuto riscontrare delle pecche in track come “Hullunhumpa”, “Shaman Drum” e “Hengettomilta Hengilta”, poichè ritmo e parole troppo ripetitive,infatti consiglierei di curare un po’ più le lyrics. Tuttavia controbilancia la cura nella parte strumentale e la scelta del vocalist Jonne Jarvela di cantare con un tono rauco, graffiante alternato con vocals più chiare.
In conclusione,consiglio questo album a chi vuole avvicinarsi alla cultura Folk-metal di stampo finnico e vuole scoprire gruppi come i Korpiklaani,il clan di musicisti che hanno il potere di tramutare la mitologia e il folklore in musica,a ritmo di batteria,violino e.. birra!
TRACKLIST:
1) Wooden Pints,
2) Before the morning sun,
3) Pellonpekko,
4) With trees,
5) God of wind,
6) You looked into my eyes,
7) Hullunhumppa,
8) Man can go even through the grey stone,
10) Jvokse sina Humma,
11) Crows brings the spring,
12) Hengettomilta Hengilta,
13) Shaman Drum,
14) Mother Earth.
BY: Mystisk Død.
VOTO:80/100

Partiamo subito dicendo che l’ultima fatica degli irlandesi Cruachan è finalmente una rinascita dopo un periodo un po’ buio. “Blood for the Blood God” ha il compito di riportarci nuovamente nel dolce e sognante paesaggio irlandese che abbiamo conosciuto grazie a favolosi album della band, grazie a quell’unione mai eccessiva e sempre riuscita tra musica popolare irlandese e metal, e in questo album soprattutto si sentirà come la lezione Black e Viking Metal sia stata appresa appieno dalla band.
L’album si apre con l’intro “Crom Cruach”, divinità celtica a cui erano dedicati sacrifici umani, brano acustico chitarra e mandolino molto godibile per poi passare al violento “Blood for the Blood God”. Brano molto Viking e comunque un po’ sottotono e ripetitivo a mio avviso se confrontato con gli altri brani del full. Fortunatamente “The Arrival Of The Fir Bolg” ci riporta al folk/black che ci aspettavamo, pieno di flauti e fiati, screaming convincenti e violini che si sposano meravigliosamente con la batteria del neoacquisto argentino Frison. Anche in questo caso il brano si rifà alla tradizione irlandese e nello specifico alla popolazione dei Fir Bolg che, secondo le leggende, occupò per prima le terre irlandesi dopo lo sterminio della popolazione precedente ad opera dei demoni e divinità malvagi. Il brano successivo è un omaggio a Tolkien ed unico brano dell’album che non ha temi celtici. La romantica storia d’amore, bellissima e sognante tra Beren e Luthien (titolo del brano) è, paradossalmente, uno dei brani più duri dell’album e più pesanti della produzione dei Cruachan ma per chi conosce il Silmarillion sa quante battaglie ha dovuto affrontare Beren e il brano è un duro black metal dei primi tempi. Ecco il mio brano preferito dell’album: “The Marching Song of Fiach Mach Hugh”. E’ una canzone popolare e tradizione celtica del 1800 che racconta la gloriosa e vittoriosa battaglia dell’esercito cattolico irlandese contro 3000 soldati inglesi. Battaglia storica e famosa per via della tattica utilizzata dall’esercito cattolico in quanto combatterono nascondendosi fra gli alberi della verde Irlanda. Il brano è molto famoso anche per la sua controversia in quanto è davvero molto poco apprezzato dagli inglesi e mostra anche come, ancora adesso è difficile pensare che certe ferite possano rimarginarsi. Aldilà dell’aspetto storico e popolare il brano è davvero bello, violini, tin whistles e voci maschili tipiche delle canzoni irlandesi da pub arricchite da cori femminili, così come vuole la tradizione. Traccia tipicamente folk metal, veloce, eccitante da cantare con un boccale di birra! Ma il ritmo violento dell’album non si spezza in quanto la successiva “Prophecy” è una traccia molto veloce, oscura e cupa, impreziosita da un violino inquietante e dallo screaming convincente di Keith Fay.
Purtroppo continua con l’evitabile brano strumentale “Gae Bolga”. Nulla da dire, solo che da’ quella fastidiosa impressione di voler aggiungere acqua al brodo, sapevo che fosse un brano strumentale, mi aspettavo qualche reel o jigs irlandese. Invece è solo un brano viking con qualche flauto. Peccato. Menomale che la favolosa “The Sea Queen of Connaught” ci fa dimenticare quei 4 minuti precedenti per proiettarci di nuovo nella storia irlandese e questa volta la protagonista famosa rivoluzionaria e pirata irlandese Grace O’ Malley, famosa per le sue abilità commerciali e per il suo combattere con la spada e promiscuità sessuale. Il brano più lungo del full, presenta numerosi stacchi folk e cavalcate elettriche molto interessanti, violini e flauti trascinanti e si conclude con un’ inaspettato pianoforte che si sposa davvero con classe con il resto del brano. Passiamo a “Born For The War”, brano dalle lunghe sessioni strumentali, violini tin whistle e chitarre elettriche combinate molto bene fra loro ma sostanzialmente un full-length poco convincente a mio avviso. Anche qui da’ l’impressione di voler essere inutilmente lungo. Ultimi due brani: “Perversion Corruption And Sancity”, traccia divisa in part 1 e part 2. La parte uno è un mix di tutte le sonorità che abbiamo ascoltato nei minuti precedenti, con violini, stranamente, barocchi e molto più continentali di quanto ci aspettavamo, ma non per questo di basso profilo. Magistrali passaggi di pianoforte e blast beat della migliore tradizione black metal, riff brutali e screaming violini e flauti in una combinazione davvero godibile concludono l’album nel migliore dei modi.
Nonostante tutto bisogna dire che non è ai livelli di Pagan ad esempio, di sicuro c’è che finalmente quella brutta aria che tirava con “Blood On The Black Robe” è un ricordo lontano. Bentornati Cruachan!
Tracklist:
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Crom Cruach
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Blood For The Blood God
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The Arrival Of The Fir Bolg
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Beren and Luthien
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The Marching Songs of Fiach Mach Hugh
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Prophecy
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Gea Bolga
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The Sea Queen of Connaught
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Born For The War (The Rise Of Brian Boru)
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Perversion, Corruption and Sanctity, Part 1
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Perversion, Corruption and Sanctity, Part 2
By Daniele
Voto: 80/100

