

Haegen : "Tales From Nowhere"
EP-autoprodotto (2015)
L’Ep che sto per presentarvi viene da Osimo, paese in provincia di Ancona, ed è suonato da dei giovanotti in kilt scozzese che si dimenano e ci fanno sorridere e saltellare con il loro Folk Metal originale, direi.
Gli Haegen con quest’uscita riescono ad essere convincenti, nonostante sia il primo passo professionale, fatta eccezione per il precedente demo ancora un po’ ingenuo. Si odono echi di altre band più blasonate ma, sinceramente, solo echi rimangono, dato il loro stile già sul binario giusto, il quale necessita unicamente di una maggiore marcatura ed avranno presto un numeroso seguito a parer mio.
La prima cosa che risalta è proprio la componente Metal che è sapientemente misurata e quindi riesce a dar spazio a fisarmoniche e flauti senza far perdere d’ intensità ai brani e con continui cambi di tempo che evitano l’annoiarsi immediato o il facile ammiccamento con melodie tipiche del genere. La voce è sporca ma mai in growl o eccessivamente graffiante, come invece i colleghi nord-europei abitualmente usano, grazie anche a questa scelta emergono dall’ovvio e questa suppongo sia una loro scelta per staccarsi da un calderone ormai un tantino stagnante.
Nelle canzoni c’è foschia, c’è allegria e tanta voglia di far festa, c’è un po’ di racconto reale e un po’ di parole romanzate, cori da cosacchi e un tocco tipico italiano.
Sono concorde col fatto che ciò che abbiamo fra le mani sia solo un Ep, tuttavia mi sento di dargli fiducia visto anche il livello professionale della band e non di meno il tocco originale che spero emerga ulteriormente e che non si lasci schiacciare dalle varie influenze dei singoli componenti. Buon Viaggio!
Tracklist:
1. Dal Castello Alla Foresta
2. Haegen
3. Make A Wish
4. Russian Disaster
5. The Soul Of Your Worst Death
By DARKENDAWN
Voto: 60/100

In passato se ne sono dette di ogni su questa band, che scopiazzano alla grande gli inarrivabili Moonsorrow, addirittura a volte è arrivato all’orecchio una fatidica incompetenza e mancanza di creatività nonché di talento. Parole non poco severe per i sette tedeschi Finsterforst, per alcuni vittime dell’ombra celebre della band finlandese sopra citata. Dunque, mi chiedo io, se tutto questo fosse vero, che ci fa un full come Rastlos (2012) nella loro lista di produzioni? Eppure all’ascolto pare chiaro l’ intento di personalizzare il loro stile fedele al genere di punta, ovvero il Folk Metal, senza drammatici cambiamenti che andrebbero ad alterare negativamente le loro intenzioni, anzi… Oserei dire che con essi stanno finalmente raggiungendo un livello superiore di maturità nel sound e nelle menti creative, discostandosi da quell’ombra malefica di cui molti hanno paura. Ma bando alla ciance (e ciancio alle bande) e passiamo all’analisi dell’album. Dalla copertina già capiamo in che mondo stiamo per calarci, epico come non mai e intriso di natura e spiritualità, con un uomo che fa la sua comparsa, appoggiandosi al suo bastone, troppo stanco forse per andare avanti. Il messaggio che si cerca di trasmettere a mio parere risulta di molteplice interpretazione: può infatti essere un chiaro segno di come la Grande Madre sia alla fine indomabile e che neppure l’uomo può contrastarla. Oppure può descrivere lo spirito di sopravvivenza dell’uomo che, stanco, si limita ad osservare il mondo da un dirupo, appoggiandosi stremato al suo buon vecchio bastone. In ogni caso non manca una certa dose di filosofia. Per quanto riguarda il full, procedendo in un analisi track by track notiamo un vero e proprio tentativo di farci entrare in un mondo a parte, fatto di guerrieri temerari della regione costiera di Skagerrak, in un Era troppo presto dimenticata. Questa è la sensazione che si prova con la prima traccia “Nichts als Asche”, descritta dalla voce sapiente di Oliver Berlin, in pieno stile Bathory ma con screaming basso, accompagnando i riff più imponenti con uno stile vocale più graffiante, il tutto mentre la grancassa regna sovrana per tutta la lunga durata del brano (ben 13 minuti!). “Fremd” presenta invece passaggi acustici di notevole importanza, insieme a un cantato pulito, voci corali e l’abilissimo lavoro alle tastiere, il tutto per enfatizzare ulteriormente l’atmosfera armoniosa e solenne; da citare anche la comparsa della fisarmonica con parti ritmiche, la quale aiuta a rendere l’intera track leggera e assai godibile. “Am Scheideweg” consiste in un piccolo intervallo strumentale per suggellare l’ambientazione epica finora creata. Arriviamo ad un accostamento al quanto insolito ma piacevolmente assimilabile, in quanto sinergiche insieme: parliamo delle tracce “Stirbt Zuletzt” e “Ein Lichtschein”. La prima, infatti, presenta un ambientazione aulica e ricercata, con voce esclusivamente pulita e mid-tempos che la accompagnano in maniera altrettanto ieratica. Mentre irrompe imponente la seconda citata, con passaggi violenti di blast beats e voce irruenta come in principio, mantenendo comunque l’originaria alternanza con parti epiche. “Rast” svolge ancora una volta il compito di calmare gli animi inquieti (da qui il termine “Rastlos”) e ripristinare la quiete. Quiete che però viene prontamente surclassata dall’ultima traccia “Flammenrausch”. 22 minuti dove tutta la band si è letteralmente sbizzarrita, donandoci un finale col botto! Infatti notiamo una stragrande varietà di stili: rapida progressione stilistica partendo dall’arpeggio pulito al blast beats con scream aggressivo e violento, rendendo il brano tutto fuor che noioso e ripetitivo; continui cambi di tempo per tutta la durata del brano e ben quattro diversi cantati che si alternano in esso. Nella seconda parte della song, cori, fisarmonica, tastiere e chitarre acustiche preparano l’atmosfera per un finale pomposo direi con i fiocchi.
“Rastlos” credo si possa definire il full finora più complesso di tutta la produzione della band, chiaro segno che la Napalm Records non abbia fatto che bene nel sostenere questo progetto, insieme alla Einheit Produktionen. Possiamo quindi constatare il grande talento dei Finsterforst, la loro creatività nel songwriting e soprattutto la bravura nel far combaciare ed alternare alla perfezione generi tra loro diversi, quali Black Metal – alleggerito con tastiere – e uno stile tipicamente folkloristico. Nulla da obiettare dunque, consiglio l’ascolto a chi non disdegna questo particolare genere e vuole addentrarsi in mondi epici di Ere arcaiche.
Tracklist:
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Nichts als Asche
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Fremd
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Am Scheideweg
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Stirbt Zuletzt
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Ein Lichtschein
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Rast
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Flammenrausch
By Larika Fracca
Voto: 80/100

Korrigans- Ferocior Ad Rebellandum (2014)
LINEUP (2015)
SOLSTAFIR: drums.
SPIORAD - accordion, keyboards, backing vocals.
THANATOS - vocals.
DALK - bass.
DUBNÒS - guitars, acoustic guitars, backing vocals.
CARRICK - guitars.
Benvenuti cari lettori alla recensione di questo Concept Album dal titolo “Ferocior Ad Rebellandum”, primo full della band underground Korrigans, la quale ci propongono melodie che spaziano dal Celtico, al Folk al grezzo Black Metal.
Analizziamo nel dettaglio la "fatica" di questa band.
Veniamo accolti dall'opening affidata a “Proemio”, brano introduttivo al viaggio che ci porterà dritti ai tempi in cui miti pagani e guerre di religione facevano da padroni. Sin dalle prime note, ascolteremo una pomposa marcia di fiati, sottomessi alla graffiante (ma non troppo) voce di Thanatos. L'atmosfera ci fa subito pensare alla vita in una tranquilla cittadella celtica o comunque di un borgo medioevale europeo. Essendo un amante del folk e di tali atmosfere, la cosa non mi è sgradita, e gli appassionati del genere gradiranno il tipico sound di quella che potrebbe essere una festa a palazzo. Tale festa però dura ben poco, perchè subito verremo gettati nel caos dell'invocazione alle muse ispiratrici, chiamate ad ispirare il cantore. Un growl non troppo aggressivo intervallato ad uno scream molto pulito, ci aiuta a gustare meglio un testo dalla sintassi magistrale, evocativo e toccante, capace di riportarvi alla mente gli stermini druidici perpetrati dai Romani colonizzatori della Bretagna o come nel concept ispirante l'album, la guerra che scaturì fra i Romani e i Volsci. Tipicamente folk nelle sonorità, tuttavia non si presenta molto carico, con un tono di batteria che non sorprende nemmeno nel frusciante blast beat che però impreziosisce la composizione, come le ottime armonie create con intrecci superbi di tastiera e fisarmonica che ci grideranno di inneggiare alla riscoperta di antichi valori ed eroi, il tutto intervallato da un ottimo movimento solista della chitarra che spezza al punto giusto per poi gettarci nel rush finale di questo pezzo che ci da una buona speranza sulle grandissime possibilità di questa band. Speranze che non vengono minimamente deluse in “Il Baluardo”, con una stupenda, eccezionale introduzione lasciata alla direzione di bozouki e fisarmonica, ed è proprio qui che il Folk fa da padrone assoluto, è il brano che mi fa saltare sulla sedia con un boccale di birra in mano e mi fa tornare alla mia adolescenza. Ma basta con i ricordi, il salto di qualità è esponenziale, tempi serrati, scream perfetto e graffiante, chitarra potente e frasi soliste a festa. Una track davvero degna di nota che non lascia il tempo di annoiarsi o pensare: devi ballare, muoverti, strafare, questo è “Il Baluardo”, un baluardo di speranza per il panorama Folk Metal italiano. Sembra di deprimersi alla fine di questa canzone, tristezza subito colmata dall'arrivo di una delle due parti di una mini suite:
“Iter Bellicum I: L'Aruspice” grezzo quanto basta, carico, ispirante.
L'intro è una marcia di battaglia, scandisce il passo del guerriero che intrepido si appresta a combattere il nemico. Non fa una piega, cadenzato e potente, incute timore con i suoi cori e un growl pulito accompagnato magistralmente da una sinfonia folkloristica che lascia lo spazio finale ad un'ultima corsa, il compattamento dello schieramento, che lancia il suo tono di sfida con un graffiante scream.
La battaglia prosegue in “Iter Bellicum II : Le Saturnie Mura”, stiamo assistendo alla pianificazione dell'attacco, il buzouki è davvero molto gradito anche in questa fase, ascoltarlo è un piacere unico, seguito a ruota dal resto dello strumentale. Ogni colpo di batteria un colpo di martello che forgia la spada, la quale viene impugnata dalla voce che domina l'intero panorama di questa track e non si spegne mai, resta aggressiva e graffiante quanto basta da suscitare l'interesse di chi ascolta e mantenere le sue orecchie incollate alle cuffie.
Fino all'arrivo di “Corbium Capta Est” che è la serrata presa della città, un inno alla vittoria, che parla di sangue e di morte, una sfida agli dei a fronteggiare la loro ira funesta. L'intreccio fra tutti gli strumenti crea l'atmosfera di una festosa baccanalia dopo una notte di valore, una meritata festa per ricordare i valorosi caduti e gli eroi trionfanti. Non ci attardiamo a partecipare alla festa di Bacchanalia, dove la vera festa ha inizio, i musicanti intonano mitiche melodie, accompagnati da una voce eroica. Lo scream irrompe nei timpani dell'ascoltatore a ritmo di un’incessante batteria che rimbomba dei tamburi dell'inferno per celebrare la vittoria della battaglia. La fisarmonica dona la giusta aria di festa al brano accompagnata da una chitarra ritmata che introduce felici cori e sembrwno voler invogliare il dio Bacco a festeggiare la mortale festa. Inserita al punto giusto la folla in osteria, che dà un tocco di classe e crea definitivamente l'ambiente giusto per quella canzone, lasciandoci poi alla corsa finale che ci fa cadere a terra ebbri di potenza. Con “Rebellio” abbiamo pochi attimi per riposare, assimiliamo ciò che abbiamo ascoltato, le atmosfere, i cori, la gioia e lo sconforto che seguono dietro ogni battaglia. La title track “Ferocior Ad Rebellandum” ci richiama invece all'ordine, facendoci gustare un religioso silenzio, con un intro evocativo e solenne, pregievole la batteria che in questa song dona al pezzo un tiro davvero piacevole, che lascia poi il passo alla mid line del pezzo, la quale ci racconta di come i valenti guerrieri ben consci della loro sconfitta si apprestano comunque ad incontrare in battaglia il loro nemico. Le chitarre ben scandiscono il massacro, accompagnate magistralmente dall'intero parco strumenti. La ending è affidato a “L'Animo degli Eroi”, che con solenne rispetto mostra la sconfitta di un popolo oppresso, schiacciato dalla potenza romana. Uno scream perfetto ci guida nell'ultima guerra, dove si forgiano gli eroi di tempi andati. La fine di questo album lascia un vuoto che ci spinge a riascoltarlo più volte.
Pensiero finale: da appassionato di Folk Metal ho trovato questo album davvero ben fatto, solo qualche sbavatura prettamente tecnica che però non ha inficiato il godimento dello stesso.
Questi ragazzi sono stati veramente capaci di riportarci ai tempi delle battaglie campali e dei castelli assediati, assemblando un concept di tutto rispetto.
Tracklist:
1. Proemio 02:58
2. Latium Vetus 06:39
3. Il Baluardo 04:56
4. Iter Bellicum I : L'Aruspice 04:43
5. Iter Bellicum II : Le Saturnie Mura 08:43
6. Corbium Capta Est 05:09
7. Bacchanalia 05:55
8. Rebellio 01:50
9. Ferocior Ad Rebellandum 05:09
10. L'Animo Degli Eroi 06:24
By Artic
Voto 80/100

