top of page

“The Sound Of Perseverance” è il capitolo conclusivo della band che, a mio avviso, ha creato e rivoluzionato la scena Death Metal americana: stiamo parlando, ovviamente, dei Death. L'album, uscito nel settembre 1998, è l'ultimo capolavoro di quel genio che fu Chuck Schuldiner, prima della sua prematura scomparsa il 13 dicembre 2001, a causa di un tumore al tronco encefalico. Schuldiner, chitarrista, cantante e compositore, fondò il gruppo nel 1983. Con oltre 2 milioni di copie vendute in tutto il mondo, i Death si impongono come una delle band più influenti e innovative del genere. La loro musica, sin dal loro album d'esordio “Scream Bloody Gore”, è sempre in continua ricerca di un'evoluzione e perfezionamento del suono. Il loro ultimo lavoro è complesso e racchiude tutto quello che ha sempre caratterizzato il gruppo, che senza dimenticare le sue origini, esplora ogni sfaccettatura del Death, crudo, aggressivo e molto tecnico, fino a lanciarsi verso il progressive. Chuck, riesce ad amalgamare perfettamente Shannon Hamm alla chitarra, Scott Clendenin al basso e Richard Christy alla batteria, regalandoci un album che ancora oggi, malgrado passino gli anni, rimane intramontabile.

 

La canzone che ci da il benvenuto, “Scavenger of Human sorrow”, è devastante. Con continui cambi di tempo e la voce tagliente di  Chuck, che ringhia tutta la sua rabbia, dilania i nostri cuori in milioni di pezzi. La traccia che segue, “Bite the pain”, inizia dandoci l'illusione di un'apparente calma, per poi scatenarsi con dei tempi ritmici che cambiano continuamente. Un basso cupo ci introduce a “Spirit Crusher”, che si rivela una combinazione di sonorità in grado di catturare subito l'ascoltatore. “Story To Tell”, nella sua complessità, è una delle canzoni più stupefacenti di questo album. “Flesh and the power it holds” ci regala attimi aggressivi, tipici del Death, che si fondono con il progressive. Ed eccoci a “Voice Of The Soul”, quasi ipnotica con degli assoli ammirevoli di chitarra elettrica. Con “To Forgive Is To Suffer” torniamo prepotentemente alle sonorità di un Death Metal molto tecnico e ultra violento, che fa parte anche della successiva “A moment of clarity” in cui si alternano momenti più melodici. Terminiamo con una cover della famosa “Painkiller” dei Judas Priest, che Chuck esegue in maniera divina.

 

Quest'album si può riassumere con la frase del filosofo Friedrich Nietzsche, stampata sul retro della copertina: “E quando guardi giù, nel profondo dell'abisso, anche l'abisso guarda dentro di te...”

 

Tracklist:

 

1.                   Scavenger of Human Sorrow

2.                   Bite the Pain

3.                   Spirit Crusher

4.                   Story to Tell

5.                   Flesh and the Power It Holds

6.                   Voice of the Soul

7.                   To Forgive Is to Suffer

8.                   A Moment of Clarity

9.                   Painkiller (Judas Priest cover)

 

By Jackie Black

 

Voto: 90/100

A distanza di sei anni sono tornati i Carcass, band precursore del grind-core assieme a Napalm Death, dapprima con un live (2007) poi con l’album summenzionato nel 2013.

 

Ci avevano lasciato “Swansong” come epitaffio e infine anche i fan più accaniti avevano abbandonato l’idea di rivederli assieme dopo un grave problema di salute del batterista e fondatore Ken Owen dal quale si era ripreso eccetto che per tornare a sedersi dietro le pelli.

Nonostante questi seri problemi, la voglia di suonare e devastare era tanta che neanche i progetti paralleli l’avevano soddisfatta e che quindi  li ha condotti a riprendere il cammino sonoro  lasciato al momento di massimo splendore a cavallo  tra “Hearthwork “ e “Swangsong” appunto. E’ ovvio che quando si riformano band che hanno fatto la storia di un genere musicale il tutto viene salutato con grande entusiasmo ed euforia da parte dei tantissimi fan conquistati negli anni; ricordiamo che se all’inizio il loro sound era un marcio grind-core che utilizzava testi di autopsie e corpi in decomposizione e rilegato ad una nicchia di persone che lo seguivano, poi di album in album hanno virato per un genere più morbido che era stato battezzato Melodic Death Metal, il quale ebbe più eco in Scandinavia che nella loro madrepatria ( l’Inghilterra) e che gli diede una visibilità direi planetaria.

 

Dopo l’entusiasmo iniziale  da “Ben tornati”, si deve fare i conti con il pubblico più esigente, ovvero quello che, oltre al cuore, vuole anche capire se sono rimaste anche le “palle“ dei vecchi Carcass; e in effetti sia Jeff Walker ,bassista e voce, che Bill Steer , chitarre, si può affermare che siano in gran forma e per il nuovo batterista penso si possa altrettanto dire che sia stato un ottimo acquisto.

Surgical Steel è un album compatto, suona duro e preciso, graffiante al punto giusto con ritmiche poderose e assoli melodici e ben collocati come già ci avevano insegnato ad ascoltare tempo fa. Non c’è il momento o i momenti da totale sorpresa come è accaduto per gli album precedenti ma rispetto a ciò che c’è in giro direi che si solleva parecchio dalla mediocrità di certe uscite  supportate anche da nomi altisonanti di etichette molto importanti.

 

Promuovo per quanto mi riguarda questo ritorno gradito nelle scene della musica Metal estrema e attendo il prossimo album per confermarne anche la validità, nonché l’utilità.

 

Tracklist:

 

1. 1985

2. Thrasher’s Abbatoir

3. Cadaver Pouch Conveyor System

4. A Congealed Clot Of Blood

5. The Master’s Butcher Apron

6. No Compliance To ASTMF 899-12 Standard

7. The Granulating Dark Satanic Mills

8. Unfit For Human Consumption

9. 316 L Grade Of Surgical Steel

10. Captive Bolt Pistol

11. Mount Of Execution

 

By DARKENDAWN

 

Voto: 60/100

Amorphis  “Under the red cloud" (2015) Nuclear Blast. Voce pulita che si alterna ad un growl morbido che rende il pathos dell'album (assieme alle chitarre è sempre stata una loro caratteristica fin dagli esordi). Melodie che armonizzano il concept del disco, tastiere – forse troppe a mio avviso – usate per accompagnare una chitarra che, oltre ad assoli, usa delle portanti davvero ottimali per il genere, componendo davvero un bel lavoro, ma nulla di non già sentito da questa band. Andando nello specifico iniziamo con la prima song, la quale da il titolo all' album "Under the red could" tastiere e chitarre condiscono un suono potente ed epico, supportate dai cambi di voce pulito/growl! Secondo pezzo "The Four Wise One" presenta una partenza molto potente con una buona doppia, chitarre con un buon feeling e un growl a sostenere il tutto. Terzo pezzo "Bad Blood" puro stile Amorphis: ottimi riff ed effetti per le chitarre, nonché dei mid tempos molto marcati. Quarta song "The Skull" pezzo cadenzato condito da un buon grow. Quinto pezzo "Death Of A King" chitarre con effetti aggressivi (tipici del full) fanno partire il pezzo, che si infiamma. Sesta song "Sacrifice" chitarre che esaltano melodia, cambi di voce a sostenere il concept, come in tutte le song. Il settimo pezzo "Dark Path" esprime una tastiera importante, preannunciando un buon sound potente e marcato contornato dall'inconfondibile chitarra, mentre possiamo percepire nella voce una bozza di scream. Ottavo brano "Enemy at the gates" solita formula per questo pezzo: vengono fuori dei mid- tempos ed una voce pulita, mentre il nono pezzo"Tree Of Ages" introduce flauti ‘medievaleggianti’ fino all’entrata in scena di una buona doppia cassa ed un buon growl, pezzo molto epico. Ultimo pezzo "White Night" molto ben costruito, con una voce femminile a completare un pezzo.

 

il disco comprende anche due bonus- track: 1- Come The Spring  2- Whinter's Sleep" in puro stile Amorphis!!!. Allora ragazzi quest 'album nulla di nuovo è sicuramente un buon full per gli amanti del Death Progressive Epic degli Amorphis. A mio avviso nulla di nuovo dai loro precedenti album, registrato bene e gran lavoro di costruzione di pezzi ma per il sottoscritto ripetitivo nelle idee.

 

Tracklist:

 

1. Under The Red Cloud

2. The Four Wise Ones

3. Bad Blood

4. The Skull

5. Death Of A King

6. Sacrifice

7. Dark Path

8. Enemy At The Gates

9. Tree Of Ages

10. White Night

 

Bonus tracks (digipak & 2LP):

 

11. Come The Spring

12. Winter’s Sleep

 

By Jack

Voto: 65/100

INCANTATION – DIRGE OF ELYSIUM

 

Brutali, violenti, devastanti. Gli Incantation rappresentano certamente il lato più oscuro ed aggressivo del Death Metal (Americano e non solo), risultando  più feroci dei gruppi della scena Floridiana ed Europea, unendo all’impetuosa cattiveria e malvagità della proposta musicale un’ottima abilità con i propri strumenti e tematiche liriche più vicine al Black Metal che ad i temi tipici del Death.

 

Un’intro unicamente strumentale introduce l’ascoltatore al massacro sonoro dell’album, della quale “Debauchery” è la prima traccia; si tratta di Death Metal rabbioso e potente, alla quale seguono “Bastion Of A Plagued Soul”e “Carrion Prophecy”, episodi di morbosa aggressività sonora, la quale però evidenzia come il quartetto della Pennsylvania possieda un’ottima padronanza del proprio strumento musicale. “From A Glaciate Womb” rappresenta un lungo e sinistro brano, dominato da parti più lente e pesanti nel loro incedere devastante. “Charnel Grounds”, nonostante la sua breve durata, è un pezzo Death Metal dalle strutture più rallentate, le quali mi riportano alla mente (non so perché, anche se forse qualche affinità è realmente presente), gli Asphyx degli ultimi due album. “Impalement Of Divinity” è un classico brano in stile Incantation, feroce e bestiale nei propri ritmi tirati e nella violenza esecutiva. “Dominant Ethos” rappresenta la dimostrazione delle ottime capacità di composizione da parte degli Incantation, nonostante i molti album già composti. La maestosa traccia finale,” Elysium (Eternity Is Nigh)” è un macigno della durata di 16 minuti, pachidermico nelle sue strutture soffocanti ed opprimenti, manifesto dell’abilità della band Americana nella creazione di architetture sonore tanto articolate quanto devastanti nella loro successione.

 

La produzione dell’album, meno grezza delle precedenti, è in grado di dare il giusto spazio ai vari strumenti, senza però evitare di far risaltare il lato violento del quartetto originario della Pennsylvania. Al giorno d’oggi un nutrito gruppo di giovani band dimostra l’ottimo stato di salute del Death Metal (Dead Congregation in prima linea, secondo me), dando alla luce dischi molto spesso superiori a molti passi falsi da parte della vecchia guardia. Eppure, i pionieri Incantation dimostrano di non aver nulla da invidiare alle nuove leve, sfornando un altro album di ottima qualità.

 

LINE-UP John McEntee (Voce, chitarra) Alex Bouks (Chitarra solista) Chuck Sherwood (Basso) Kyle Severn (Batteria)

 

TRACKLIST

 

1. Dirges of Elysium

2. Debauchery

3. Bastion of a Plagued Soul

4. Carrion Prophecy

5. From a Glaciate Womb

6. Portal Consecration

7. Charnel Grounds

8. Impalement of Divinity

9. Dominant Ethos

10. Elysium (Eternity is Nigh)

 

By Federico Ziegenmond

 

Voto: 81/100

Please support Oculu§ MetalluM with 

  • Facebook - White Circle
or 
Alcune recensioni della Music Reviewer Larika Fracca sono state eseguite in collaborazione con Horrorscape.jimdo.com

© 2023 by  EVENT PRODUCTIONS. Proudly created with Wix.com

  • w-facebook
  • Twitter Clean
  • w-googleplus
bottom of page