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Congiura , iBlood

 

Fin dove si espande il Death Metal melodico Non conosco la risposta, ma posso dire con certezza  che in Italia abbiamo dei valorosi sostenitori di questo genere. Tra questi posso citarvi i Congiura , band  nata nel 2012 di origine abruzzese che fa del melo-death svedese il  proprio spirito guida; composta da uno  Stefano Lorenzetti alla voce, Stefano Lepidi alle batteria , Michele Mastracci al basso , Federico Serio e Fabrizio Tartaglini alle chitarre. Dopo numerosi concerti, tramite  l’etichetta statunitense "Sliptrick Records", i Congiura sfornano il loro primo Full lenght  “iBlood” , un’opera di 8 tracce rivolte per lo più a tematiche d’interesse sociale. La band con questo primo album ci offre una combinazione di aggressività e melodia, un alternarsi di momenti avvolti di rabbia a momenti più intensi e riflessivi. Un Death Metal di vecchio stampo alla “In Flames”  che adotta una vasta varietà di influenze, a partire da  un Melodic Death scandinavo, si annotano attimi di stile Metalcore che uniti ad atmosfere Gothic quasi pervase di oscurità, vanno a formare una proposta interessante e abbastanza moderna.

 

Partiamo alla grande con  “Course Of Redemption”, brano sorretto da un deciso riff iniziale che pianta subito le basi per l’intero pezzo,  escamotage utilizzato frequentemente in questo cd. Un mix di ambientazioni  gotiche e death su tempi rapidi e insistenti, una chitarra dalle alte sonorità che si combina  in maniera efficace a un growl  irruente e graffiante, che culmina in un ritornello lento  presagito da un’intensa melodia vocale,  un’apertura vocale pulita dalle influenze quasi gotiche , dove Stefano Lorenzetti dà il meglio. Medesimo discorso per “Riot”, seppur con una marcia in più. Sonorità più melodiche marcate da riff tempestosi che penetrano insistentemente nella testa, a stento si possono definire death, ciononostante il pezzo  non perde nessun impronta violenta grazie all’imponente batteria di Stefano Lepidi  che mantiene quel colore frenetico in uno dei migliori pezzi dei Congiura; il tutto ornato da un eccezionale ritornello pulito a tratti speranzoso che fa padrone all’intero brano. Insomma, pura magia “Riot”. Un impetuoso intro di batteria proclama l’arrivo di “Bypolar System”,  terzo brano di “iBlood”, che contrasta le vocalità melodiche  di “Riot” con una riff death di elevata potenza , giungendo poi ad atmosfere dark  ampliate da una voce che si alterna in maniere trepidante  fra un growl disturbante e un clean tremolante su una base scattante e ben strutturata . La canzone continua sempre più evolvendo per ritornare al medesimo  sound dei Congiura, un intersecarsi di suoni melodici che anticipano  un  vigoroso assolo della 6 corde che conclude il clamoroso pezzo, agghindato da una vasta varietà di passaggi ben scritti. Con “Inhuman” si lascia per  un attimo le sonorità melodiche per dare più spazio a ritmiche particolarmente dure e pesanti con anche qualche accenno al Metalcore moderno.

 

Il brano viaggia in maniera abbastanza uniforme, accompagnato da un scream maligno tipico del Death, si procede verso sempre più accelerazioni heavy, fino allo stacco centrale, un sospiro dominato da chitarre pulite e sussurri puliti in sottofondo, un momento di pura tensione che dà ancora più potenza alla ritornello straziante che verrà in seguito. A proseguire, “iBlood”, brano che custodisce il puro spirito melo-death della band. Non ce molto da dire, puro stile Congiura, una riffage devastante, calcato da una Stefano Lorenzetti sempre più incazzato, specialmente nel ritornello, mantenendo in tutto il pezzo uno scream rabbioso ed esasperato, che unito a delle ritmiche possenti e in parte pur sempre melodiche, suscitano un clima di malessere e cattiveria perenne. Notiamo anche in questa canzone il breakdown melodico a metà traccia, diventato ormai un elemento comune di questa band, quasi volto a marcare la linea violenta da quella più melodica e riflessiva.  Manteniamo la medesima potenza anche in  “Guantanamo” che ricalca la vena hard della band aquilana; dopo una breve rullata del batterista, partiamo alla carica con un reparto di chitarre davvero massiccio, tralasciando in parte quella nota trascendentale e rilassata dei primi pezzi.

 

Impreziosita da qualche fragile influenza core e da uno  stacco pulito ormai diventato clichè, “Guantanamo”, riesce a dare quella freschezza musicale  di cui forse questo album necessita, quindi un brano che per certi versi si discosta dall’ambiente melodico dei congiura, ma non per questo  estraneo al genere della nostra amata band melo-death. In ogni band metal che si rispetti, nel proprio repertorio  è noto trovare  quel pezzo più emotivo che si distacca in toto dal resto dei  brani. Nei congiura questa canzone è “Pendulum” , un misto fra influenze gotiche e core che induce l’ascoltare a lasciarsi trasportare da un clima sentimentalmente riflessivo  che arieggia per l’intero brano. Nient’altro da dire, ottimo songwriting per i congiura. Ottimo finale con “New Order”, che riassume in minuti 4.30 il percorso della band aquilana. in puro stile melodeath, “New Order” si spinge oltre con sprazzi di Metalcore adottando un vasto riffage ed una batteria che freme dalla voglia di esplodere. Un linea vocale che calza a pennello con le percussioni, un incastro perfettamente riuscito capace di far emergere il puro stile congiura. Una brano forse  dalle sonorità già sentite ma che  grazie a una struttura ben definita e un songwriting da paura , si può tranquillamente aggiudicare il podio in “iBlood”.

 

Insomma, con “iBlood”, i congiura hanno esordito in maniera eccellente, un ottimo songwriting, delle buone capacità tecniche, strutture ben definite  ma soprattutto un idea chiara di ciò che vogliono trasmettere al pubblico, cosa non da poco per un gruppo appena nato!

 

 

Tracklist:


1. Course of Redemption
2. Riot
3. Bipolar System
4. Inhuman
5. iBlood
6. Guantanamo
7. Pendulum
8. New Order

 

By Leo

 

Voto: 85/100

Direttamente dalla capitale dell’Italica Nazione troviamo i Lectern, gruppo Death Metal formatosi nel 1999, il quale può vantare tre EP (“Bisbetical”, “Salvific Of Perhaps Lambent” e “Lectern” appunto), un album, “Fratricidal Concelebration” e numerosi cambi di formazione. Infatti del quartetto originale è rimasto solamente il bassista e cantante Fabio Bava, non proprio l’ultimo degli ultimi, se consideriamo i suoi trascorsi in gruppi come Chtonian Nemeton, Putrid Dismemberment e Corpsefucking Art, nonché la sua militanza attuale nei Perfidy Biblical. Superba è la tecnica di questi quattro Romani nell’esecuzione di un Death Metal di chiara matrice Floridiana, di cui questi musicisti sono certamente dei grandi fan, influenzati senza dubbio da gruppi come Malevolent Creation, Morbid Angel, Deicide, Monstrosity e Cannibal Corpse, tutte band delle quali è possibile sentire più di un’eco, sicuramente determinanti come punti chiave da cui trarre l’ispirazione per trasportare in musica idee ben precise di massacro sonoro. L’impatto di questo “Fratricidal Concelebration” è monolitico e diretto; sono presenti dei virtuosismi tecnici di notevole fattura, ma tuttavia privi di quella ridondanza la quale a volte in passato è, parzialmente o totalmente, risultata un boomerang per numerose compagini Death Metal (e non solo). 

 

La proposta musicale del quartetto Romano è tipicamente inquadrabile, come già scritto in precedenza, nel Death Metal di stampo Floridiano, tipico di anni ’80 e ’90; essa si avvicina talvolta al Brutal Death Metal, ma tangendo solamente queste coordinate musicali, senza abbracciarle completamente né facendole veramente proprie, bensì portando all’ascoltatore esclusivamente qualche reminiscenza di tale sottogenere. “Fratricidal Concelebration” è una sincera ode ai capisaldi di certo Death Metal classico ed è la prova che, nel 2015, è possibile comporre un disco di questo genere di ottima fattura e, seppur magari non risultando originali quanto i pionieri, dimostrando di possedere ottime qualità ed anche un discreto grado di inventiva. Sostanzialmente, una descrizione track-by-track dell’album risulterebbe alquanto inutile, poiché la compattezza sonora dell’album rende quest’ultimo simile ad una legione di soldati pronta a portare la devastazione nei territori conquistati: come in questo caso non è necessario conoscere l’esatto nome e l’esatta biografia del militare responsabile di cotanta distruzione, così, descrivendo l’album in questione, risulta di secondo piano una descrizione accurata di ogni traccia. Sarà un privilegio dell’ascoltatore il fatto di assaporare ogni brano ed associare al titolo di esso le onde sonore rimaste impresse nella propria mente martoriata da cotanta violenza sonora.

Ciò che è veramente importante scrivere, a riguardo del disco, è l’elevato grado di ispirazione del rifferama liberato dalle asce di Enrico Romano e Pietro Sabato, tanto abili tecnicamente con il proprio strumento quanto notevoli nel creare una serie strabiliante di riff schiacciasassi. La sezione ritmica, solidissima, è affidata al basso di Bava il quale, unito al drumming devastante di Marco Valentine, contribuisce alla causa collettiva dei Lectern, portando ad un livello superiore la cattiveria musicale di cui questo album è dotato in grandi quantità. Una nota di merito è anche per Giuseppe Orlando dei “The Other Studios”, fondamentale dietro le quinte, in grado di fornire alle ottime potenzialità artistiche del gruppo l’indispensabile supporto rappresentato da una produzione azzeccatissima, straordinaria nel dare il giusto spazio a ciascun componente del gruppo; è anche merito suo il fatto che “Fratricidal Concelebration” possieda questo suono potentissimo, perfettamente adatto alla proposta Death Metal del quartetto. Concludo con i complimenti personali a questa band la quale, seppur senza inventare nulla di inedito né stravolgere i canoni di un genere musicale ormai affermatosi negli anni, ha composto un ottimo e validissimo disco, violento ed accattivante.

 

Tracklist:

 

  1. Fratricidal Concelebration

  2. Labial of Inveigher

  3. Genuflect for Baptismal Transubstantiation

  4. Falsifier Bribed in Desanctification

  5. Pulpit of Tormentation

  6. Lordless

  7. Deign of Ceremonier

  8. Golgothanean

  9. Libidinal Tabernacles

 

By Federico Ziegenmond

 

VOTO: 83/100

Dead Twilight, band Death Metal capitanata dai due fratelli palermitani Marco (Vocals) e Luca Bellante (Guitars, drum programming), ci offrono su di un piatto pregno di sangue il loro primo full “Endless Torment” (2015). Bisogna ammettere che il fegato non manca affatto ai due artisti, vista il laborioso lavoro di songwriting – precisiamo ad opera di Luca – nonostante la sempre spina nel fianco rappresentata dalla drum machine. Difatti, se non fosse stata per questa, di certo la qualità dell’intero album sarebbe stata di gran lunga superiore e, di conseguenza, più apprezzabile. Tuttavia mai e poi mai verrebbe da definire “Endless Torment” un progetto al di sotto della sufficienza. Il disco parte con la intro “Finis Infinitatis” atmosfera apocalittica avvolge i primi secondi, per poi lasciare libera espressione a una vera e propria cavalcata di riff impetuosi e una batteria inarrestabile. “Eternal City” continua il cammino straziante verso i meandri più esaltati e violenti della psiche umana, fino a creare un sound a dir poco infernale. Stessa cosa vale per “Neun Tugenden”, il quale riesce perfettamente ad imprimere nella mente un senso di angoscia, nella consapevolezza di non aver alcuna salvezza per la propria anima. “Eos” da una sferzata al modus operandi del full, mantenendo sempre la velocità dovuta, con una voce ben impostata e sapientemente incastonata nel brano. Tuttavia è in “Apocalypsis” che il puro terrore s’innesta nell’animo di chi l’ascolta: voce indemoniata che svela tutta la rabbia repressa, coadiuvata da riff  violenti e mai, dico, mai ripetitiva. “Legion” è l’occasione che la drum machine aspettava con ansia nel dare il meglio di se stessa (che poi sarebbe il meglio di chi ne ha diretto la produzione!), infatti, a parte il suono tipicamente artificiale, si nota la bravura nell’essere riusciti a congiungere questa con il resto del sound, creando un’atmosfera da panico notturno! Dopodiché arriviamo a “Dead Realm”, settima traccia dell’album, e cosa dire della chitarra… L’esperienza si sente eccome! Il tutto combacia perfettamente, nessuna sbavatura o rumori disturbanti. “Carmen Saliare Mars Dicatur” rimane fedele allo stile proposto dalla band, con piccoli momenti in cui il tutto sembra rallentare, per poi riprendere più violento di prima, fino a dare voce all’ultima song “Letzer Wille” la quale chiude il full direi nella maniera più coerente che si potesse realizzare. Infatti l’atmosfera è quella ‘dell’ultimo girone infernale’, senza speranza alcuna per chi ormai vi si è addentrato; i riff sempre più irrequieti e raffiche di blast che sembrano non voler dare alcuna tregua all’ascoltatore, fino all’ultimo secondo, quando poi tutto pian piano svanisce.

I Dead Twilight possono vantare una line up con una bravura di tutto rispetto. A loro infatti non manca assolutamente nulla, ottime doti tecniche ma soprattutto molta creatività e talento. La cosa che sicuramente traspare in “Endless Torment” è il buon lavoro di produzione e songwriting, che hanno permesso al full di non risultare mai ripetitivo e noioso. Come detto in precedenza, l’unica cosa che ancora manca a completare perfettamente il progetto è una batteria vera, con l’inconfondibile suono che solo questa – e ovviamente un buon batterista – può portare la band a un livello molto superiore, che di certo merita. In attesa di altre novità, non esiteremo a tenerli d’occhio, consiglio a voi cari lettori di fare lo stesso!

 

Tracklist:

 

  1. Finis Infinitatis (intro)

  2. Eternal City

  3. Neun Tugenden

  4. Eos

  5. Apocalypsis

  6. Legion

  7. Dead Realm

  8. Carmen Saliare Mars Dicatur

  9. Letzer Wille

 

By Larika Fracca

 

Voto: 75/100

I Nihilistic Disillusion, band Metal nata ad Avezzano nel 2014 da un progetto di Simone Piccolini, Cristina Napolitano, Luigi Macera Mascitelli e Luigi Cipollone, rappresenta un progetto molto particolare, difficile da collocare in uno specifico sottogenere del nostro bene amato ambiente, in quanto sarebbe una fusione di background musicali differenti – sia per gusti personali di ogni componente del gruppo che per generi precedentemente suonati – e  portano all'interno dei brani influenze thrash, melodic-death, folk e gothic, hardcore e metalcore.Dunque un progetto molto ambizioso il loro, tuttavia non proprio riuscito alla perfezione. Analizzando infatti le quattro tracce della loro Demo “Nihilistic Disillusion” si evincono alcune imperfezioni come ad esempio la voce ancora poco curata – come si nota ad esempio in “Together As Alone”, traccia di apertura della demo – la quale ha ancora bisogno di acquisire più maturità per quanto riguarda lo scream, oltre alla mancanza di coordinamento tra questa e la voce femminile presente in alcuni brani come “Hope” (terza traccia). Composizione tecnicamente abbastanza valida, anche se a volte tende a ‘perdersi’, provocando la stessa sorte alle atmosfere, il tutto risultante un po’ confuso. In definitiva ci riferiamo ad una band nata da poco, con idee ambiziose da perfezionare, il talento anche se ancora acerbo c’è ed è questo l’importante. Bisognerebbe capire meglio la strada da intraprendere, di modo che ogni singolo elemento s’incastri bene con l’altro. Nell’attesa intrepida di ascoltare nuove uscite, vi consiglio di non perderli di vista.

 

Tracklist:

 

  1. Together as one

  2. Human Cruelty

  3. Hope

  4. The Long Path of Life

     

 

By Larika Fracca

 

Voto: 60/100

La band si è formata nell'Aprile 2014 con alla voce Filippo Palma (ex Lunarsea, Eyeconoclast, Breathing God), Giovanni Fontanella e Mirko D'Angelo alle chitarre, Matteo Boccardi al basso e Francesco Benedetti alla batteria, iniziando fin da subito a scrivere inediti. Nell'estate dello stesso anno il batterista Francesco Benedetti lascia il gruppo, venendo sostituito ad Ottobre da Gabriele Santoni. Completata la stesura del loro debut omonimo, entrano in studio di registrazione alla fine del 2014. A registrazioni ultimate, il mix e master viene affidato all’Overload Recording Studio di Roma.Causa problemi lavorativi, a Settembre 2015 il chitarrista Mirko D'Angelo lascia il gruppo, sostituito poi in pianta stabile da Valerio Catoni.

 

L’EP, rilasciato in data 30 Novembre 2015, è composto da 6 brani per un totale di 26 minuti. 

Sebbene il Melodic Death non sia uno dei miei generi preferiti, i Beyond the Dark son riusciti a darmi un piacevole assaggio della loro interpretazione di questo genere. L’impatto sonoro viene meno, purtroppo, quando si vuole dare un senso di epicità ed atmosfera ai pezzi; ma questi ragazzi riescono bene o male a compensare la mancanza di “violenza” tipica del Death, grazie ad una sezione ritmica decisamente spinta e cattiva, anche se non proprio old school (come avrei voluto…ma vabbè). I primi due brani sono un condensato di idee niente male, anche se fondamentalmente c’è poca dinamica nei pezzi e si vede che la band dovrà ancora maturare (nella scelta di alcuni riff, break eccetera…). La title track sembra innalzare il livello dell’ascolto, poiché richiama anche alcuni elementi dal death più classico. Non mancano delle sezioni più “melodiche” ed armoniose, che risaltano solamente in parte, le qualità del brano. Non c’è nulla per poter gridare al clamore, tuttavia quello che viene proposto è suonato bene e con la dovuta pulizia che il genere richiede. Con la successiva “Scissorhands” si tende a ricalcare lo stile dei brani precedenti, senza aggiungere nulla di nuovo. L’aggressività mista alla melodia perde un sacco, specie se il brano è suonato, in questo preciso caso, ahimè con ben poca creatività. Tuttavia “The Empty Lands” sembra presentare influenze da altri generi, anche più melodici, ed è un bene per questo gruppo poiché, ci sanno fare con le parti più melodiche e meno grezze. I riff armonizzati ricordano molto l’Heavy/Power metal alla Hammerfall; che in questo contesto ci stanno anche bene e fortunatamente donano molto spessore al brano. Un punto a favore dei Beyond the Black. Con “Rise and Fall”, ballad dal sapore malinconico e romantico, la band dimostra di avere anche uno stile che attinge bene o male dal Doom, dall’Atmospheric Black per quanto riguarda alcuni riff più “onirici”; in questo brano la melodia si fonde con una violenza decisamente più equilibrata e ragionata, ed anche per quanto riguarda la sezione ritmica non gli si può dire nulla di negativo.

 

In definitiva, in questo EP emergono due lati del gruppo: un lato melodico, dritto e tagliente che potrà piacere ad i fan più incalliti di death metal melodico, ed un lato più “sperimentale” e malinconico che sarà più indicato per gli amanti delle atmosfere più decadenti del Doom o del Gothic. A mio avviso, la band ha due ottime carte da giocare, e dovrà vedere bene quale delle due dovrà mettere in campo. Perché sempre secondo me, Beyond the Dark è un nome che si adatta meglio a qualcosa di più malinconico e tendente al Death metal meno tirato.

 

Alla prossima, da Matteo DoomMaster!

 

 

Tracklist:

 

01. Judas’ Evangelion

02. Echoes In Their Mind

03. Beyond The Dark

04. Scissorhands

05. The Empty Land

06. Rise And Fall

 

VOTO: 67/100

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Alcune recensioni della Music Reviewer Larika Fracca sono state eseguite in collaborazione con Horrorscape.jimdo.com

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