top of page

Alla fine del 2011, dopo una lunga attesa di quasi cinque anni, esce il settimo studio album di una delle band finlandesi più celebrate al mondo: stiamo parlando, ovviamente, dei Nightwish e del loro “Imaginaerum”. Eravamo rimasti al precedente e molto discusso “Dark Passion Play”, e li ritroviamo cambiati, anche grazie alla voce di Anette Olzon, che ha sostituito quella della storica e imponente, Tarja Turunen. Il fondatore e tastierista Tuomas Holopainen, ci ha messo del suo per intraprendere questa nuova strada, in cui troviamo, perfettamente amalgamati, il bassista e seconda voce maschile Marco Hietala, il chitarrista Emppu Vuorinen e Jukka Nevalainen alle percussioni. “Imaginaerum” è, almeno per me, uno dei loro lavori più interessanti e possenti, sicuramente ambizioso e ben curato, che fa da linea conduttore al lungometraggio fantasy, diretto da Stobe Harju, uscito nel 2012. Con i suoi brani lunghi, ci catapulta in un mondo sognante e primordiale, radicato nei reconditi della nostra fantasia, in cui da sfoggio un'eccellente symphonic metal.
 

Un carillon, con le sue note misteriose e malinconiche, da inizio all'Intro di questo album: “Takanavi”. Ci accoglie, poi, la voce morbida e soave di Marco, che ci incanta cantando nella sua lingua natia. Da subito, si ha la sensazione di aver appena aperto un libro vecchio e polveroso, per leggerne la storia che, sicuramente, ci sta già affascinando dalle prime righe. Senza sosta e senza esitazione si prosegue con “Storytime”, forse uno dei brani meno interessanti e più old-style del disco, che anche se non convince del tutto al primo ascolto, non manca di perseguitare l'ascoltare per ore intere con il suo ritornello incalzante. La chitarra morde e rincorre la tastiera, nella successiva “Ghost River”. Ci ritroviamo ad assistere ad un duello epico: la perenne lotta tra il bene e il male, con attimi melodici di puro incubo e voci bianche nel finale. La nostra strada si dipana nel crescendo della canzone che, grazie alla voce di Marco, ci culla in un'atmosfera tetra e paurosa. Lasciamo l'inferno per varcare la soglia di un Jazz bar, dove troviamo in scena “Slow, Love, Slow”. La voce calda e sensuale di Anette, si trascina su un pianoforte appassionato e una tromba che scandisce gli attimi più esaltanti, con un finale reso più cattivo dalla chitarra di Emppu. Cambiando di nuovo scenario, prende vita “I Want My Tears Back”, uno dei miei pezzi preferiti di “Imaginaerum”. Vivace e spensierata, con una cornamusa che irrompe e si fa notare, costringe chiunque l'ascolti a notarne la bellezza. I cori e le voci dei cantanti combaciano perfettamente e tutto ciò che ci circonda, sembra esplodere nei suoi colori più intensi.

 

Il viaggio prosegue con “Scaretale”, che nei suoi 7 minuti, ci fa vivere un'esperienza difficilmente dimenticabile. Nei suoi
stacchi, orchestrati magistralmente, ci sembra di camminare tra i tendoni di un circo abbandonato. Passo dopo passo, conosciamo i suoi abitanti paurosi che ci narrano i loro ricordi più inquietanti. Con dei riff potenti e aggressivi, non si può non apprezzarne la melodia. Segue “Arabesque”, che ci prende con prepotenza per mano e ci conduce in luoghi e posti dimenticati, con i suoi tamburi che inneggiano alla guerra e un sapore tutto orientale. La voce soffice e setosa di Anette accompagna il corso di “Turn Loose The Mermaid”, una ballad celtica che lascia spazio ad un intermezzo orchestrale non affatto male. Torniamo ad un moto più energico con “Rest Calm”, decisa e maestosa, con un ritmo intenso e in continua crescita, porta in ascesa le voci dei due cantanti con continui stacchi e un arrangiamento ricco. Arriviamo, ora, alla delicata “The Crow, The Owl And The Dove”: le voci di Marco e Anette, si abbracciano in modo dolce e romantico. La nostra mente si libera da tutto ciò di negativo che ci era stato raccontato in precedenza e il nostro cuore, si riscalda in un'atmosfera intima, merito della chitarra acustica e della magnificenza degli archi. “Last Ride of The Day”, ci introduce alla fine di questa fantastica avventura. Abbiamo la netta percezione che qualcosa di magnifico e allo stesso tempo terribile, stia per succedere. Siamo giunti alla fine di una battaglia lunga e sfiancante, in cui le nostre vite sono state cambiate per sempre. Il brano è a dir poco imponente, quasi reale, duro e adrenalinico, in cui tutti gli strumenti, danno il loro massimo.

 

Con i suoi lunghi 13 minuti, giungiamo a “Song Of Myself”, che mi ha letteralmente conquistato con i suoi riff maestosi. La melodia è susseguita da cori epici e altisonanti ed il suo incedere pesante, si interrompe allo scoccare del settimo minuto. Con una base malinconica e commovente, varie voci, alcune forti e altre appena udibili, ci raccontano la fine di questa storia, come se fosse l'ultimo capito di quel libro che avevamo aperto all'inizio. Il tutto, si conclude con “Imaginaerum”, la traccia omonima e strumentale che ripercorre in versione orchestrale le melodie racchiuse nell'album. In pochi minuti, riviviamo tutte le emozioni che hanno contraddistinto questo viaggio nella fantasia e nulla, nulla può farci pentire di averlo intrapreso.
 

Posso concludere dicendo che, i Nightwish, ci hanno fatto dono di una vera e propria favola, all'altezza del loro progetto discografico che sembra continuare a riservarci sorprese.
 

Tracklist:


   01.  Taikatalvi
   02.  Storytime
   03.  Ghost River
   04.  Slow, Love, Slow
   05.  I Want My Tears Back
   06.  Scaretale
   07.  Arabesque
   08.  Turn Loose The Mermaids
   09.  Rest Calm
   10.  The Crow, The Owl And The Dove
   11.  Last Ride Of The Day
   12.  Song Of Myself
   13.  Imaginaerum

 

By Jackie Black
 

Voto: 80/100

Please support Oculu§ MetalluM with 

  • Facebook - White Circle
or 
Alcune recensioni della Music Reviewer Larika Fracca sono state eseguite in collaborazione con Horrorscape.jimdo.com

© 2023 by  EVENT PRODUCTIONS. Proudly created with Wix.com

  • w-facebook
  • Twitter Clean
  • w-googleplus
bottom of page